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Notizie9 Dicembre 2021

Acqua e nucleare, il calcio del Governo alla volontà degli italiani

Di ·642 contenuti pubblicati
L'articolo analizza le recenti decisioni del Governo italiano riguardo al nucleare e all'acqua pubblica. Si evidenzia come queste scelte contraddicano i referendum del 2011, ignorando la volontà popolare e favorendo interessi privati.
Punti chiave
  • Il Governo ignora i referendum del 2011 sul nucleare e l'acqua pubblica.
  • Il ministro Cingolani promuove l'energia nucleare come ecologica a Bruxelles.
  • La privatizzazione dell'acqua è condizionata dai fondi del PNRR dell'UE.
  • Il DDL Concorrenza mette i servizi pubblici locali sul mercato, compresa l'acqua.
  • I 5 Stelle, un tempo contrari, ora sostengono la privatizzazione e il nucleare.
L'articolo

Due potenti calci governativi hanno fatto volare fin su Marte la volontà espressa dagli italiani con i referendum del 2011. Allora si pronunciarono contro il nucleare, come già nel 1986, e per l’acqua pubblica.

Infatti a Bruxelles, nel silenzio abbastanza generalizzato dei maggiori media, il ministro Cingolani si è speso a favore dell’energia nucleare inserita fra quelle ecologiche. La sua linea è sostanzialmente passata.

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E’ il modo, di fatto, sia per imporre il nucleare in tutta l’UE sia per consentire all’atomo di infilare le mani nelle tasche degli italiani. Infatti l’energia nucleare è troppo cara per reggersi senza finanziamenti pubblici.

Quasi contemporaneamente a Roma il DDL concorrenza, che ora va all’esame in Senato, ha messo sul mercato i servizi pubblici locali: acqua compresa.

Come riassume il movimento “Acqua bene comune”, la privatizzazione dell’acqua fa parte delle condizionalità poste dall’Unione Europea per l’erogazione all’Italia dei fondi del PNRR. Ce lo chiede l’Europa, e non importa cosa hanno votato gli italiani.

Oltre all’acqua, i servizi pubblici locali comprendono fra l’altro trasporti e rifiuti.  il DDL Concorrenza  pone la loro gestione fra le competenze dello Stato, da esercitare nel rispetto della tutela – non dei cittadini: nel rispetto della tutela della concorrenza.

Per cui un Comune che volesse mantenere pubblici questi servizi dovrà affrontare vessazioni analoghe a quelle di una persona senza greenpass: esprimere in anticipo le ragioni del mancato ricorso al mercato, rivederle periodicamente, inviare queste  motivazioni all’Autorità garante della concorrenza, monitorare i costi legati alle sue scelte. Quando i servizi pubblici locali vengono affidati al mercato, non è previsto invece monitoraggio dei costi pagati dai cittadini. I quali dovranno ovviamente foraggiare sia i servizi in sé sia il profitto di chi li fornisce.

Oltre alla duplice performance del governo del Governo, merita una segnalazione quella dei 5 Stelle. Nel 2011 sostenevano il no al nucleare e il sì all’acqua pubblica. Ora tranquillamente sostengono il contrario.

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