Terza dose: anche se la scienza dice no, la politica insiste

Terza dose di vaccino anti Covid, gli Stati Uniti ora fanno dietrofront e lasciano vincere la linea che il presidente Biden aveva annunciato già in agosto, cioè somministrazione praticamente urbi et orbi: una linea su cui Biden si era pronunciato ben prima prima che le agenzie federali si esprimessero a proposito di sicurezza ed opportunità di una trattamento del genere.

Com’è noto, venerdì 17 settembre, dopo una drammatica riunione fiume, la FDA (l’agenzia federale USA per alimenti e medicinali) ha detto no alla terza dose Pfizer per tutti,  riservandola solo agli over 65 e ai cosiddetti fragili.

Ma venerdì 24, con una decisione che il New York Times definisce rara, il direttore del CDC (altra agenzia federale  statunitense che sui occupa di sanità) ha stabilito che invece si farà in un altro modo: possono ricevere la terza dose anche tutte le persone con più di 18 anni che sono a rischio di prendere il virus per motivi di lavoro.

Dato che mancano ulteriori particolari, i rischi di prendere il Covid per lavoro  – e dunque la possibilità di ricevere la terza dose di vaccino – abbracciano potenzialmente non solo i sanitari ma tutti coloro che sono a contatto con il pubblico o con i clienti: dalla cassiera del supermercato all’architetto che riceve poche persone nel suo studio. Decine di milioni di americani, insomma.

Si dice che l’Unione Europea segua di poche settimane le decisioni statunitensi. E un certo parallelismo già si va delineando.

Draghi ha reso noto all’inizio di settembre il suo sì alla terza dose. Tuttavia finora l’EMA e la ECDC (le agenzie dell’Unione Europea che si occupano di farmaci e di di malattie infettive)  si sono pronunciate a favore della terza dose solo per i vecchi e i più fragili. Ma all’inizio di ottobre è atteso il parere sulla terza dose urbi et orbi: e il vento soffia in quella direzione.

Ha fatto il giro del mondo lo studio sulla terza dose pubblicato su Lancet – la Bibbia della medicina – da due altissimi funzionari della statunitense FDA: dice in sostanza che almeno per ora non c’è alcun bisogno della somministrazione generalizzata. Quasi contestualmente, i due funzionari hanno annunciato le dimissioni dalla FDA perché insoddisfatti, dicono i retroscena, delle pressioni a proposito della terza dose.

E d’altra parte, qualcosa bisognerà pur fare con tutte le  dosi di vaccino che i maggiori Paesi occidentali hanno già acquistato. L’Italia entro il 2022 ne avrà abbastanza per fare quattro iniezioni a tutti, neonati e ultracentenari compresi: vuoi mica che finiscano buttate…

DON QUIJOTE

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