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Notizie6 Aprile 2022

Sanzioni UE, stop al carbone russo. Ma non era la soluzione fino a poco fa?

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la decisione dell'Unione Europea di vietare l'importazione di carbone russo, evidenziando la dipendenza dell'Italia da questo combustibile. Si discute anche delle implicazioni economiche e della mancanza di una strategia energetica a breve termine del Governo italiano.
Punti chiave
  • L'UE prevede di vietare l'importazione di carbone russo.
  • La Russia fornisce il 46% del carbone importato nell'UE.
  • Il 40% del carbone importato in Italia è russo.
  • Il carbone è essenziale per la produzione di energia elettrica.
  • La decisione ha già causato un aumento dei prezzi del carbone in Europa.
L'articolo

E addio anche al carbone russo. Oggi pomeriggio, mercoledì 6 aprile, l’Unione Europea deciderà probabilmente di proibirne l’importazione nell’ambito delle sanzioni. La Russia fornisce il 46% del carbone importato nell’UE.

All’interno dell’UE, l’Italia è uno dei maggiori importatori di carbone russo. Non si vede all’orizzonte un altro fornitore in grado di rimpiazzarlo. Il carbone è il più sporco e il più inquinante dei combustibili fossili, ma per farne a meno è necessaria un’ordinata e graduale transizione. Eliminarlo così, di punto in bianco, significa piantare un altro chiodo nella bara dell’economia e della società.

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E’ russo circa il 40% del carbone importato in Italia. Serve, fra l’altro, per produrre quasi il 10% dell’energia elettrica. E come faremo a tenere accese le luci, ora che anche il gas russo è appeso a un filo?

Dal gas e dal carbone si ricava la generalità dell’energia elettrica italiana da fonti non rinnovabili. Quando si cominciò a parlare di ridurre o eliminare il gas russo, Draghi disse: potrebbe essere necessario riaprire alcune centrali a carbone. Lo stop al carbone russo che si prepara a Bruxelles, e al quale l’Italia dirà presumibilmente di sì, evidenzia come minimo il navigare a vista e la mancanza di strategia anche solo a breve termine da parte del Governo italiano.

Ma il carbone non serve solo per l’energia elettrica. Lo usano i cementifici, le industrie chimiche e anche quelle siderurgiche come l’ex Ilva, o ciò che ne resta. E adesso?

La notizia che l’UE si accinge a proibire l’importazione di carbone russo ha causato sui mercati europei l’aumento delle quotazioni del carbone in consegna nei prossimi mesi. Aumenta di prezzo anche il carbone statunitense: gli USA sono il secondo fornitore di carbone dell’UE e dell’Italia. I produttori ovviamente si fregano le mani, ma avvertono: non potremo sostituire tutto il carbone che finora la Russia ha dato all’UE.

Vorrà dire che nelle centrali termoelettriche e nei cementifici  bruceremo certi tizzoni d’inferno. Di quelli, al momento, non si vede penuria alcuna.

GIULIA BURGAZZI

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