L’UE minaccia Twitter di sanzioni. Non digerisce la svolta gestionale impressa al social da Elon Musk, che – fresco di insediamento nella stanza dei bottoni – ha smantellato il reparto addetto alla cosiddetta moderazione dei contenuti. L’Unione Europea vuole in sostanza che la moderazione venga ripristinata con regole chiare, così da evitare la “disinformazione”.
In seguito alla svolta impressa da Musk, Twitter ha riabilitato l’account dell’ex presidente statunitense Trump, rendendo pubblico il processo in base al quale era stato oscurato. Ha smesso di etichettare, cancellare o oscurare i contenuti relativi al Covid che cozzano con le affermazioni dei governi e delle autorità. Inoltre Musk ha autorizzato la pubblicazione di documenti secondo i quali la statunitense FBI ha dato a Twitter fior di milioni. Si trattava di un rimborso per l’esame delle richieste avanzate dalla stessa FBI e relative alla gestione di account sgraditi all’establishment.
Con ogni probabilità, più che un paladino della libertà totale di espressione Musk è un paladino di un differente establishment. Al di là di questo, ha scoperchiato un bel verminaio.
Ci sarebbe da domandarsi se, negli Stati Uniti e non solo, altri social hanno ricevuto da FBI e simili richieste gestionali nonché rimborsi analoghi a quelli di Twitter: se li ha ricevuti Facebook, ad esempio. O se un meccanismo analogo presiede all’ordine in cui Google mostra i risultati delle ricerche.
Tuttavia l’Unione Europea non se lo domanda. Invece, si preoccupa moltissimo dell’eventualità che, con Musk, Twitter diventi un punto di riferimento per quello che essa definisce “la disinformazione”.
La presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha mandato una lettera a Musk per invitarlo a presentarsi di fronte al Parlamento Europeo. La lettera in teoria non è pubblica, ma in pratica lo è diventata. Il tono è ben diverso da quello che abitualmente si impiega per fare gli auguri di Natale. La presidente del Parlamento Europeo ha scritto fra l’altro a Musk, in traduzione:
Twitter gioca un ruolo centrale nella vita democratica dell’Unione Europea e consente la possibilità di un discorso civile […] Non dovrebbe diventare inconsapevolmente un catalizzatore di incitamento all’odio, interferenze elettorali e disinformazione.
Il giudizio di Metsola sulla svolta che Musk ha impresso a Twitter ovviamente non è esplicito. Ma è altrettanto ovviamente ben visibile: e pesa come piombo. Peraltro, non si tratta dell’unica presa di posizione del genere proveniente dalle istituzioni di Bruxelles.
Il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, ha avuto con Musk una burrascosa videochiamata un paio di settimane fa. Il punto centrale: altro che smantellare il reparto addetto alla moderazione dei contenuti! Twitter dovrebbe piuttosto affrontare “con risolutezza” il problema della “disinformazione”.
Ma il carico, nella partita che l’UE gioca Twitter, l’ha buttato giù la commissaria per la trasparenza e i valori, Vera Jourová. In riferimento al fatto che Musk ha sospeso su Twitter l’account di giornalisti che geolocalizzavano i suoi spostamenti, Jourová ha sottolineato che il regolamento UE sul mercato unico dei servizi digitali, da poco entrato in vigore, prevede “libertà dei media” ed istituisce linee rosse e sanzioni.
Il regolamento fra l’altro impone in sostanza alle piattaforme sia di moderare i contenuti sia di disinnescare i rischi sistemici relativi alla diffusione di contenuti illegali o con effetto negativo, fra l’altro, sui processi elettorali. Questi obblighi diventeranno effettivi nel giro di pochi mesi.
Le sanzioni evocate dalla commissaria Jourová sono le megamulte. Fino al 6% degli incassi. Con questa arma, l’UE spera di convincere Twitter a moderare di nuovo i contenuti in modo tale da evitare di diffondere “disinformazione”.
In attesa del passaggio di Twitter sotto queste forche caudine della Commissione Europea, la commissaria Jourová – così attenta alla “libertà dei media” – magari potrà occuparsi anche del bavaglio all’informazione istituito dall’Ucraina e dalla Moldova: due Paesi che è quasi come se già fossero nell’UE, pur senza ancora farne ufficialmente parte. L’Unione Europea non ha ancora trovato il tempo né di criticare, né di condannare.
GIULIA BURGAZZI

















