Draghi vuole farci pagare la ricostruzione dell’Ucraina nelle bollette della luce e del gas. Stringi stringi, funzionerebbe così il tetto al prezzo del petrolio russo per il quale il Presidente del Consiglio si è speso ieri, domenica, durante il G7. Draghi caldeggia anche l’imposizione di un tetto massimo al prezzo del gas russo ancora importato nell’UE: e si può immaginare che funzionerebbe nello stesso modo.

L’imposizione di un tetto al prezzo del petrolio e-o del gas russo mira, ovviamente, a ridurre gli incassi della Russia. Si è molto favoleggiato e speculato sul meccanismo che potrebbe sostenerlo. Il prezzo dell’energia e di qualsiasi altra merce infatti si forma sul mercato. Come sarebbe possibile andare contro questo principio cardine al quale sia i G7 sia l’UE ispirano ogni propria azione? Molto si è speculato anche sulle virtù salvifiche del tetto rispetto al prezzo dell’energia, all’inflazione e alle bollette.

Speculazioni, appunto. Ma in realtà non ci sarebbe nulla di tutto ciò, se non il costo della ricostruzione dell’Ucraina inserito nelle bollette o nel pieno dell’auto. Lo afferma la testata economica Bne IntelliNews in merito al tetto del prezzo del petrolio di cui si è parlato al G7. Ovviamente questa potrebbe anche essere la falsariga dell’eventuale tetto al prezzo del gas russo nell’UE. In traduzione:

Mentre il prezzo pagato [da operatori commerciali e cittadini] sarà uguale al prezzo di mercato, la differenza tra il prezzo imposto dal tetto e il prezzo di mercato potrebbe essere tenuta in conti vincolati che verrebbero sbloccati in caso di cessazione della guerra o utilizzati per pagare i danni di guerra all’Ucraina

In questo modo, effettivamente, la formazione del prezzo sul libero mercato non verrebbe toccata neanche con un dito. I sacri principi del G7 e dell’UE sarebbero salvi. Le nostre bollette non diminuirebbero. Concorrerebbero a formare un bel gruzzoletto di denaro da dare alla Russia in cambio di un rovesciamento dell’attuale regime. Oppure i soldi potrebbero andare all’Ucraina per la ricostruzione.

Dare soldi all’Ucraina, un Paese che perfino l’UE ancora nel settembre 2021 dipingeva come corrottissimo. Poi, si sa, ricordare fatti del genere è diventato disdicevole come ficcarsi le dita nel naso.

Rimane da vedere, ovviamente, se la Russia accetterebbe di vendere al cosiddetto Occidente una sola goccia di petrolio o un solo centimetro cubo di gas a prezzo contingentato. I clienti e gli incassi non le mancano, soprattutto per il petrolio: in particolare, India e Cina stanno facendo shopping. E quanto al gas, la Russia si è sentita in condizione di tagliarlo essa stessa ad Italia, Germania ed altri Stati UE.

GIULIA BURGAZZI

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