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Notizie24 Gennaio 2023

Portuali di Genova in piazza contro la guerra

Di ·642 contenuti pubblicati
Portuali di Genova in piazza contro la guerra
Giulia Burgazzi analizza l'appello dei portuali di Genova contro la guerra, evidenziando la manifestazione nazionale del 25 febbraio 2023. Si discute anche delle implicazioni sociali ed economiche del conflitto in Ucraina.
Punti chiave
  • I portuali di Genova organizzano una manifestazione contro la guerra.
  • L'adesione dell'Usb supporta l'iniziativa dei portuali.
  • Le ostilità in Ucraina sono iniziate nel 2014, non nel 2022.
  • La guerra porta devastazione sociale e tagli al welfare.
  • Fermare la guerra richiede una mobilitazione per la pace.
L'articolo

I portuali di Genova dichiarano guerra alla guerra. Parte dal loro collettivo autonomo l’appello per una manifestazione nazionale da tenersi nella stessa Genova sabato 25 febbraio 2023, a ridosso del primo anniversario dello scoppio delle ostilità in Ucraina. Al momento, risulta già l’adesione dell’Usb, ovvero l’Unione sindacale di base.

L’APPELLO DEI PORTUALI DI GENOVA

L’Italia e l’intero Occidente, come noto, hanno inviato e continuano a inviare all’Ucraina armi ed aiuti. Passo dopo passo, sono sempre più vicini all’ingresso diretto nel conflitto contro la Russia. I portuali di Genova, che erano già saliti agli onori delle cronache quando si schierarono contro il green pass nell’ottobre 2021, adesso organizzano la manifestazione del 25 febbraio, attraverso un’assemblea pubblica che si terrà alle 18,30 di sabato prossimo, 28 gennaio 2023, presso il Cap di via Albertazzi 3R.

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Come i portuali scrivono su Facebook, i lavoratori del porto di Genova, nel corso degli anni, sono riusciti ad impedire più volte la spedizione di armi a Paesi in guerra. Su queste basi ora invitano cittadini ed organizzazioni sociali all’assemblea organizzativa, in vista della mobilitazione che, come detto, si prefigge di avere un tiro nazionale. Ricordano inoltre che le ostilità in Ucraina sono in realtà iniziate più indietro nel tempo, e cioè nel 2014, mentre oggi

[si] rischia di arrivare ad un’escalation nucleare.

Le cause di tutto ciò, sottolineano i portuali, vanno ben al di là di quelle abitualmente dette e scritte dalla cassa di risonanza mediatica mainstream. Infatti questa guerra

ci racconta come il capitalismo a guida dell’Occidente e degli Usa in particolare sia in profonda crisi che si trasforma in aggressioni militari sempre più aperte […] inventando scontri di civiltà laddove esiste innanzitutto uno scontro per l’egemonia economica, per la supremazia mondiale sullo sfruttamento dell’intero pianeta.

LA GUERRA VA SEMPRE AI DANNI DEI POPOLI

I lavoratori e la gente comune, da tutto questo, non hanno nulla da guadagnare e tutto da perdere. Certo, guerra vuol dire morte: ma non solo. Essa infatti significa

devastazione sociale, tagli di risorse per il lavoro e per il welfare per sostenere le spese militari. Porta ad aumenti delle tariffe che si scaricano sulle popolazioni […]. Risorse pubbliche a favore della guerra, tolte a quelle che sono le richieste dei lavoratori […]. Soldi che vengono meno per la pubblica istruzione o la pubblica sanità

Fermare la guerra è però possibile, scrivono i portuali. Per farlo, bisogna appunto dichiarare guerra alla guerra in nome della pace fra i popoli.

GIULIA BURGAZZI

 

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