Le liste di proscrizione dei presunti filo-putiniani che stanno girando negli ultimi giorni sul Web e sulla carta stampata hanno lasciato a bocca aperta molte persone, e soprattutto coloro che ancora credono non solo in una informazione libera, ma anche nella possibilità di esprimere altrettanto liberamente il proprio pensiero senza essere necessariamente etichettati in un modo piuttosto che in un altro, cosa che tra l’altro é costituzionalmente ed inviolabilmente garantita.

Tuttavia, quello che può apparire un tentativo maldestro da parte dei governi (o altri che siano) di silenziare le opposizioni, in realtà é tutto tranne che improvvisato, ma nasce piuttosto da una precisa concatenazione di eventi e convergenza di intenti potenzialmente intessuti su trama internazionale che cercheremo qui di ricostruire.

Si legga a titolo esemplificativo quanto affermato nella mission di una associazione internazionale non governativa quale la International IDEA che nel 2021 ha svolto un webinar dal titolo “Defending Democracy Against Disinformation”  a cui hanno partecipato personaggi politici internazionali di tutto rilievo:

“(…) La proliferazione della disinformazione e la facilità con la quale forze malvagie possono manipolare l’informazione sta minando fortemente le nostre istituzioni democratiche. La disinformazione politica crea caos, divisione e sfiducia. Il risultato di questo é stata la creazione di un universo parallelo in cui gli individui operano in base a eventi diversi e vivono in realtà che sono anch’esse diverse dalle nostre. (…)”

Se il tono appare familiare, allora facciamo un passo indietro, perché vi é molto altro da considerare.

E’ il 2018, ed é addirittura il Consiglio Atlantico questa volta,  per bocca dell‘ambasciatore Daniel Fried e di Alina Polyakova, a riportare quanto segue:

“(…) I russi ed altri diffusori di disinformazione avranno sempre maggiori e più raffinati mezzi per migliorare le loro tattiche; le nostre contro tattiche pertanto non possono essere statiche(…)”.

La minaccia individuata da costoro é chiara ed ha un solo nome: si chiama Russia, un nemico da combattere con ogni mezzo e contro il quale individuare vere e proprie strategie di resistenza nel breve e lungo periodo. E non ne fanno mistero, mettono tutto nero su bianco in un documento comodamente scaricabile. Ma quali sarebbero le motivazioni che costoro portano a convalida di questa loro decisa ipotesi? Ebbene, risalgono tutte o quasi al Russia Gate del 2016, anno in cui secondo il Consiglio Atlantico la Russia avrebbe interferito massivamente nelle elezioni presidenziali statunitensi notoriamente vinte da Donald Trump.

Per dovere di cronaca, il Russia Gate a cui gli stessi fanno lungamente riferimento in quel documento PDF di cui sopra creato in occasione dell’evento nel 2018, é lo stesso Russia Gate che si é dimostrato essere una completa bufala orchestrata per mano del Partito Democratico statunitense, con a capo Hillary Clinton.

Ma torniamo al documento del Consiglio Atlantico. Sono le strategie proposte al suo interno che dovrebbero suonare ancora più familiari e molto vicine al periodo storico in cui ci troviamo. Si legge infatti a più riprese:

“(…) La condivisione di informazioni tra le piattaforme dei social media e le intelligence é cruciale per identificare ogni minaccia emergente(…)”.

E ancora:

“(…) Il governo degli Stati Uniti dovrebbe monitorare molto attentamente le narrative propagandistiche straniere e informare attivamente il pubblico del loro contenuto (…)”. “(…) Gli Stati Uniti dovrebbero creare un ministero che serva da punto di contatto tra governo e compagnie del settore privato in merito all’informazione (…)”.

Non é forse quello che é accaduto in USA con il cosiddetto Ministero della Verità istituito da Joe Biden? Incredibile ma vero, era già tutto scritto, era già tutto lì in quelle 24 pagine.

Ma ancora leggiamo:

“(…) Il governo degli Stati Uniti, in coordinazione con l’Europa tutta e con il G7, dovranno imporre sanzioni di natura economica e finanziaria nei confronti di coloro che operano nel mondo informatico e non con l’intento di minacciare le nostre istituzioni democratiche. Anche coloro che li supportano saranno sanzionati (…)”.

Non so, ma questo passaggio ricorda tanto le sanzioni applicate contro la Russiacome a dimostrare che la guerra cui stiamo assistendo oggi 2022 segue un vero e proprio copione e quel copione é un semplice pdf scaricabile datato 2018.

E ce n’è davvero per tutti, anche per stampa e tv. Infatti leggiamo:

“(…) Stampa, televisione, emittenti radio e associazioni varie dovranno educare i loro giornalisti ed editori nell’identificare e bloccare velocemente ogni sospetta disinformazione(…)”.

E ancora:

“(…) RT, Sputnik e simili dovranno essere etichettate come propaganda (…)”

Quindi anche la censura dei media mainstream faceva e fa parte sempre dello stesso script. Gli attori della pièce li ricordiamo, sono gli Stati Uniti, il G7 e l’ Europa nella sua interezza, quindi Regno Unito incluso. E sono questi infatti i luoghi dove la libertà di espressione é stata negli ultimi due anni messa più a rischio.

Potremmo andare avanti nel raffronto tra copione e realtà per trovare ahimé ben poche discrasie, quindi rimandiamo a tal proposito alla lettura del documento completo. 

Ma passiamo ora ad un’altra questione che si mostra decisiva a questo punto.

Quali rapporti ci sono (se vi sono) tra Integrity Initiative ed il Consiglio Atlantico?

Vista la convergenza di intenti, si potrebbe ipotizzare una qualche parentela tra le due parti. Ed in effetti, é proprio la NATO in un suo vecchio comunicato che fa riferimento alla seconda fase di costruzione di una certa Integrity Initiative.  In quella occasione si parla ancora di corruzione e di ambito militare, ma é alla corruzione cui si fa riferimento come mission sul sito di Integrity Initiative International, un’associazione nata, sulla carta, per combattere la corruzione e per difendere i diritti dei cittadini.

Inoltre il contenitore di Integrity Initiative UK, The Institute of Statescraft, parebbe aver ricevuto fondi dall’Esercito Britannico e dal Ministero della Difesa secondo quanto affermato da Mark Curtis, e avrebbe lavorato in parallelo con i servizi segreti MI6 secondo indiscrezioni. Dal canto suo, David Miller, un professore universitario di Bristol, é stato tra i primi a volerci vedere chiaro e di recente ha nuovamente attaccato Integrity Initiative chiedendo chiarezza sui suoi fondi e sui suoi reali obiettivi, a cui in più occasioni ha legato aspetti che ha chiamato di sapore militare”, e che sicuramente, sempre secondo Miller, “(…)opererebbe ai danni dei cittadini britannici e della loro libertà(…)”. A ulteriore possibile conferma della parentela, sembrerebbe esserci anche una fattura su carta intestata Comitato Atlantico (e quindi NATO), da parte della Integrative Initiative Italia, rimessa per conto di tale Fabrizio Luciolli a Integrative Initiative London.

(Fabrizio Luciolli é ad oggi il Presidente del Comitato Atlantico Italiano e dell’Atlantic Treaty Association, inoltre svolge attività di formazione in varie istituzioni nazionali ed internazionali, militari ed accademiche.)

In effetti, pensiamoci, quale miglior strategia da parte del Consiglio Atlantico se non quella di capillarizzare l’agenda contro la cosiddetta disinformazione russa nei singoli paesi dell’alleanza? Un conto é esporre una strategia, un conto é poi metterla in atto. Ecco che quindi sono nate le diverse sedi (in forma di veri e propri Cluster, blocchi) di Integrity Initiative nei vari stati, non senza intralci però. Ci sono stati membri del Parlamento Europeo che hanno una richiesta di chiarimenti nel 2019 da parte della Commissione al fine di stabilire che rapporti esistessero tra il parlamento stesso e l’Integrity Initiative UK, e chi finanziasse l’Integrity Initiative e a che scopo, domande cui non sappiamo se qualcuno abbia mai fornito risposta, seppur possiamo ipotizzare di no.

Nemmeno noi abbiamo risposte, questo é chiaro, possiamo solo fare e farci domande, consapevoli che potrebbero molto probabilmente trovare risposta. Tuttavia, una cosa é sicura. Mai come adesso la lotta alla libera espressione nel nome del contrasto alla disinformazione ha raggiunto vette intollerabili per i liberi cittadini e per i mezzi di informazione non allineati. Liste di proscrizione, censura, espulsioni, revisionismo.

Sarebbe davvero interessante capire una volta per tutte contro chi stiamo combattendo davvero.

MARTINA GIUNTOLI

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