All’inizio di questa settimana, il segretario del Dipartimento per la sicurezza interna, tal Alejandro Mayorkas, ha comunicato al Congresso che il suo Dipartimento stava creando un vero e proprio Comitato per la governance della disinformazione” la cui finalità era quella di combattere la “disinformazione” proveniente dalla Russia, in vista delle elezioni di medio termine. Il nuovo comitato per l’informazione pubblica dell’amministrazione Biden sarà guidato da Nina Jankowicz, “una tizia nota nel campo della disinformazione” che arriva all’amministrazione da un think tank intitolato a Woodrow Wilson. E proprio come Wilson, Mayorkas, egli stesso autorevole fonte di falsità, non spiega al congresso con quale potere costituzionale si propone di supervisionare il processo dell’informazione.

E’ persino superfluo sottolinearlo, ma si può appena immaginare la disgrazia a cui sarebbe (e giustamente) esposto il paese se un presidente repubblicano mettesse insieme un gruppo di governo incaricato di eliminare la “disinformazione”. Con grande sgomento dei nostri tecnocrati, questa non é l’Europa, dove lo stato può intervenire in profondità e dettare legge su cosa é consentito dire e cosa no e, talvolta, persino arrestare coloro che non si attengono alle regole. Qui, sono i cittadini a denunciare lo stato per aver passato loro informazioni false, non il contrario.

La sinistra pro-censura, vale a dire la stragrande maggioranza dei democratici contemporanei, ora ha con sé anche Barack Obama. L’ex sostenitore neoliberista della libertà di parola – una libertà che ha utilizzato in modo aggressivo per fuorviare il popolo americano quando serviva e sosteneva esclusivamente i suoi interessi- ha affermato durante un recente discorso alla Stanford University che “le persone stanno morendo” a causa della disinformazione. Mentre, si sa, la censura salva le vite…..

In effetti, questi arbitri e censori della verità non sono solo alcuni tra quelli che sono andati in giro a raccontare di assurde cospirazioni sull’interferenza straniera per cinque anni, ma sono anche le stesse persone che hanno usato la minaccia della “disinformazione russa” per mentire e sopprimere notizie la cui manipolazione ha minato in maniera molto seria i risultati delle urne, come hanno fatto ad esempio con la storia del laptop di Hunter Biden. (Quella squadra, incredibile a dirsi, include Czarina Jankowicz.)

Mettendo da parte un uso così cinico della “disinformazione”, dovremmo davvero credere che un’amministrazione che ci dice con faccia seria che una spesa di $ 3,5 trilioni “costa in realtà zero dollari al contribuente”, o che mostrare un documento d’identità equivale a seguire una legge razziale del tipo Jim Crow 2.0, oppure che il sesso di un individuo si basa interamente sulla tua percezione, saprà risolvere la questione? La Jankowicz dopo tutto é stata assunta da un uomo che negli ultimi 50 anni è stato uno dei nostri migliori cantastorie.

La maggior parte delle aziende tecnologiche non offre diritti che non siano vincolati. Spendono decine di milioni ogni anno nei luoghi del potere a Washington in cerca di profitto e facendo pressioni affinché vengano passati regolamenti favorevoli, quindi sono altamente suscettibili a intimidazioni e minacce dello stato. Ricordiamo che Jen Psaki ha informato i media non molto tempo fa che la Casa Bianca stava “segnalando post problematici su Facebook che diffondevano disinformazione”. Oppure, il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, Kate Bedingfield, la quale sosteneva che le società di social media “dovrebbero essere ritenute responsabili” delle idee di coloro che utilizzano le loro piattaforme.

O addirittura il Ministro della Salute statunitense Vivek Murthy che dice “noi” dobbiamo “eradicare” i discorsi fuorvianti. Ciò che il governo sostiene essere una teoria complottista può ad esempio essere invece una informazione del tutto plausibile, come abbiamo appreso quando Facebook, per volere dei funzionari del governo, ha vietato le storie (vere) sulle origini cinesi del Covid. Fermo restando che anche la vera disinformazione o l'”incitamento all’odio” non sono cose che riguardano il governo. Se qualche sostenitore di Putin vuole dirti che il giorno delle elezioni é il 20 novembre e che gli ebrei dovrebbero essere privati ​​del diritto di voto, é tua responsabilità ignorarlo, non é compito dello stato dirti che é inammissibile.

Mentre il fatto che lo stato dia un imprimatur sulla “verità” è pericoloso per la libertà d’espressione, in pratica é poi anche davvero ridicolo. Se dobbiamo esprimere un giudizio sulla Jankowicz e valutare se sappia distinguere la genuinità o meno di un’informazione, ella ha dimostrato di essere completamente inadeguata per questa mansione. A partire dal dossier Steele (disinformazione russa, a quanto pare) che lei invece ha considerato come un fatto concreto, per poi continuare usando ripetutamente la propria posizione di “esperta” per liquidare la storia di Hunter Biden come disinformazione del “Cremlino”. Ecco, questo comportamento non é meglio di quello del giornalista medio schierato a sinistra della CNN.

Naturalmente, arrivare alla verità non è quello che davvero interessa. Secondo qualsiasi ideale liberale che supporta la libertà di espressione, è preferibile consentire alle menzogne di penetrare nel flusso di informazioni piuttosto che avere dei tecnocrati che ci dicono cosa é vero e cosa é falso. Innanzitutto perché é un gesto autoritario. Secondo, perché non ci si potrebbe fidare di chi vaglia le informazioni.

di David Harsanyi, traduzione Martina Giuntoli

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