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Notizie20 Maggio 2022

Il piano di pace (tossico per l’Italia?) di Di Maio, che l’Ucraina ha già bocciato

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza il piano di pace presentato da Di Maio per l'Ucraina, evidenziando la sua bocciatura da parte di Kiev. Si discute anche del rischio di coinvolgimento diretto dell'Italia nel conflitto con la Russia.
Punti chiave
  • Il piano di Di Maio prevede un cessate il fuoco come prima tappa.
  • L'Ucraina ha già bocciato il piano, chiedendo solo armi e sanzioni.
  • Si menzionano i diritti linguistici e culturali del Donbass e della Crimea.
  • Il piano potrebbe comportare rischi per l'Italia come garante della pace.
  • Di Maio ha fatto un passo avanti nella diplomazia rispetto al passato.
L'articolo

Sui grandi media italiani, si notano perlopiù la carta luccicante ed il gran fiocco che avviluppano il piano per la pace in Ucraina presentato ieri, giovedì, dal ministro degli esteri Di Maio al segretario generale delle Nazioni Unite, Gutierres. Prevede quattro tappe (la prima è un cessate il fuoco) e l’intervento di vari Paesi, Italia compresa, nelle successive trattative. Svolgerebbero un ruolo di gestione e-o di facilitazione. In controluce si legge con chiarezza anche un altro elemento, l’integrità territoriale dell’Ucraina, che però non si menziona esplicitamente

Carta, fiocco e contenuto stentano a trovare eco sui grandi media internazionali. E in ogni caso: il piano di Di Maio potrà mai funzionare? Spoiler: no. Per la Russia poteva andare bene tre o quattro mesi fa. E  l’Ucraina, dal canto suo, l’ha già stroncato.

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Comunque il piano rappresenta un indubbio passo in avanti, se non per la risoluzione del conflitto, almeno per il ministro Di Maio. All’inizio della guerra dava dell’animale a Putin. Adesso se non altro si dedica alla diplomazia.

Innanzitutto, dunque, Di Maio vorrebbe un cessate il fuoco. La tappa successiva riecheggia sostanzialmente la richiesta avanzata dalla Russia in dicembre per evitare la guerra, e che la NATO ha respinto. Ovvero, Ucraina neutrale e fuori dalla NATO. Bastava accettarla allora. Non è affatto detto che adesso per la Russia sia sufficiente, dato che il suo esercito è penetrato profondamente nel territorio dell’Ucraina.

Ancora, il piano di pace di Di Maio prevede, con contorni nebulosi, che si definiscano i diritti linguistici, culturali, di autogoverno del Donbass (dove due repubbliche filorusse si sono dichiarate indipendenti dall’Ucraina nel 2014) e della Crimea, che teoricamente fa parte dell’Ucraina ma che la Russia ha annesso nel 2014 tramite referendum. Traduzione: sono territori di lingua e cultura russa ai quali l’Ucraina concederà autonomia amministrativa e ai quali permetterà di parlare il russo. Una cosa tipo l’Alto Adige in Italia. Ora in Ucraina si può  parlare russo praticamente solo entro le mura di casa.

Una trattativa su autonomia linguistica e amministrativa del Donbass poteva essere una buona idea per evitare la guerra, se solo l’Occidente avesse accettato di prenderla in considerazione e di appoggiarla.Ma ora… Ora la Russia ha riconosciuto le repubbliche indipendenti del Donbass e soprattutto ha conquistato ampie porzioni del territorio di lingua e tradizione russa in Ucraina. I carri armati che adesso mostrano la “Z”, secondo il piano di Di Maio, dovrebbero fare dietrofront issando il cartello “Abbiamo scherzato”?

Ma se un osservatore razionale può riassumere con un “Troppo tardi” i cardini del piano di Di Maio, l’Ucraina li riassume  con rabbioso “Troppo”. Non è infatti disposta a far concessioni. Fino al completo ritiro delle truppe russe dal territorio ucraino vuole solo armi, aiuti e sanzioni alla Russia.

La stroncatura di Di Maio è in un tweet di Mykhailo Podolyak, consulente di Zelensky. Il suo ruolo non gli consente certo di twittare e parlare a caso o a puro titolo personale.

Non può piacere alla Russia, non piace all’Ucraina e non solo. Alcuni dettagli sembrano suggerire che il piano di Di Maio possa contenere un dettaglio tossico per l’Italia ma caldeggiato tempo fa da  Zelensky. Voleva che l’Italia ed altri Paesi diventassero garanti armati della pace e della sicurezza in Ucraina. Se così fosse, il ruolo comporterebbe un altissimo rischio di coinvolgimento diretto nel conflitto con la Russia.

Ma nessuno ha ancora aperto del tutto il pacco confezionato da Di Maio. Non si conoscono i compiti esatti di gestori e facilitatori, né se li svolgeranno con le armi in pugno. Del resto, al momento, sembra che il piano non sia destinato a superare lo stadio di carta e fiocco.

GIULIA BURGAZZI

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