I venti di guerra in Europa orientale minacciano di diventare bufera. Guerra: è una parola grave. Sta di fatto che la NATO ha sostanzialmente respinto ieri, martedì 21 dicembre, le richieste che la scorsa settimana la Russia ha pubblicato su internet a proposito della situazione in Europa. Per la precisione, le ha pubblicate sul sito del Ministero degli Esteri.

Non è mica tanto usuale che un Paese dica urbi et orbi quali sono le sue condizioni per evitare un’escalation militare. Se la Russia l’ha fatto, significa che non vuole assolutamente tornare indietro e che anzi si sente in condizione di andare avanti. Ha l’appoggio (diplomatico) della Cina e probabilmente anche quello dell’India.

Putin sostanzialmente chiede che la NATO non si espanda più nell’Europa orientale – ovvero: che non inglobi anche l’Ucraina – e che non ci siano armi NATO in Europa centrale ed orientale. E  NATO significa sostanzialmente Stati Uniti.

E’ infatti molto preoccupato per i missili  NATO MK41 dispiegati in Romania. Potrebbero colpire Mosca in 5-10 minuti: troppo poco tempo per organizzare qualsiasi difesa. Inoltre non vuole assolutamente che armi del genere arrivino anche in Ucraina, ancor più vicina ai confini russi.

Per tutta risposta, il segretario generale della NATO Stoltenberg ha affermato ieri che l’Ucraina deve poter scegliere se entrare o meno nella NATO. E l’Ucraina vuole entrarci. Quindi per la NATO va bene se lo fa. E per gli Stati Uniti? Anche secondo loro la decisione spetta solo all’Ucraina. Quindi…

Impossibile prevedere come si evolverà la situazione: che è decisamente seria.  L’Unione Europea – cioè noi – è nella posizione più scomoda per vari motivi. Le ragioni geografiche; il fatto 21 dei suoi 27 membri fanno parte anche nella NATO; la necessità ormai drammatica di continuare ad approvvigionarsi di gas russo per produrre elettricità. Ciliegine sulla torta, la Russia continua ad ammassare truppe in prossimità del confine ucraino e la Bielorussia è disposta a consentire alla Russia di dispiegare armi nucleari – armi nucleari – sul suo territorio.

Ieri il gas russo ha smesso di affluire nell’UE attraverso il gasdotto Yamal, che ora anzi serve alla Russia per riprendersi indietro il suo gas stoccato nell’UE. Il gas russo arriva solo via Ucraina e via Nord Stream I (il Nord Stream II è sempre in freezer). Dal Nord Africa non arriva praticamente nulla. Il gas continua ad affluire dalla Norvegia, che però offre solo il 20% del fabbisogno UE.

In questo quadro, l’UE parla esclusivamente per avvertire la Russia di “gravi conseguenze” qualora aggredisse l’Ucraina. Praticamente a Bruxelles sono disposti ad immolare le necessità dei cittadini e delle aziende – senza gas russo, niente riscaldamento e niente elettricità – sull’altare di un’alleanza di ferro con gli Stati Uniti. Ai quali oltretutto dell’UE in sé importa ormai ben poco.

GIULIA BURGAZZI

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