L’Italia garante della sicurezza all’Ucraina insieme ai Paesi U24 e pronta a intervenire militarmente per difenderla da aggressioni. Il sedicente nonno al servizio delle istituzioni sta per cacciarci in quello che si prospetta come un ginepraio di guai enormi: potenzialmente, guai bellici.

Non a caso il servizio del giornale radio Rai GR1 lega la disponibilità manifestata da Draghi nei confronti dell’Ucraina all’aumento delle spese militari, che già di suo è un altro guaio enorme perché significa meno scuole, meno ospedali eccetera.

Intanto, un po’ di sfondo. Oggi, 29 marzo, sono ripresi ad Istanbul i colloqui di pace fra Russia ed Ucraina. L’Ucraina stavolta sarebbe intenzionata ad offrire alla Russia garanzie di neutralità, a patto però della creazione di U24, un’associazione di Stati orwellianamente chiamata “Uniti per la pace”.

Gli U24 dovrebbero proteggere l’Ucraina ed essere in grado di intervenire militarmente entro 24 ore per difenderla da eventuali aggressioni. Draghi ha acceso il semaforo verde italiano di fronte alla richiesta di Zelensky

Potrebbe sembrare una buona idea, se non fosse per quel filino di enfasi eccessiva, da parte dell’Ucraina, sulla necessità di difesa militare grazie agli U24. In fondo, la Svizzera è neutrale da oltre due secoli senza bisogno di 24 padrini in armi, e la neutralità svizzera nacque per creare uno stato cuscinetto ai confini della Francia nel quadro della stabilità europea.

La trasformazione dell’Ucraina in uno stato cuscinetto neutrale rappresenta ciò che da tempo la Russia chiede, finora inascoltata, per evitare l’ulteriore espansione ad Est della NATO e i missili statunitensi sempre più vicini ai suoi confini.

Ma c’è un ma, appunto, e non sta solo nella corruzione e nella mancanza di democrazia che caratterizzano l’Ucraina nella sua storia recente. Non sta solo nel fatto che l’Ucraina rinnega i valori occidentali e afferma che è giustificato comportarsi in quel modo. C’è altro, e di peggio.

Il ruolo dell’Italia e degli U24 non sarebbe affatto quello di garantire la neutralità di un’Ucraina che si pone come ponte di pace e di commercio (il gas, il grano…) fra la Russia e l’Europa. L’Ucraina attuale è anzi l’esatto opposto.

L’establishment dell’Ucraina è dominato dal nazionalismo suprematista antirusso: vedi la faccenda di Bandera e del battaglione Azov. Anche se ultimamente è dipinto come se fosse la scuola kantiana di Kiev, il battaglione Azov, insieme alle varie milizie ucraine, incarna la convinzione nazionalistica che un ceppo umano – nella fattispecie quello ucraino – sia il migliore e debba perciò trionfare.

Proprio i nazionalisti hanno fatto fallire il tentativo di raggiungere un accordo di pace con la Russia sulla questione del Donbass. L’odio mainstream dell’Ucraina nei confronti della Russia ben si esprime nel famoso video dei soldati russi presi prigionieri e poi feriti ed umiliati.

Fare i padrini in armi di questa gente? E mandare l’esercito a difenderli nel giro di 24 ore se le loro provocazioni alla Russia passano il segno? Grane. Grane gravi. Anzi: potenziale coinvolgimento in vicende belliche.

E poi, altro che neutralità. La Costituzione dell’Ucraina prevede l’adesione alla NATO. Per cambiarla ci vorrebbe un referendum. Puta caso che il referendum si concluda con un nazionalistico “non cambieremo giammai la nostra Costituzione”: le premesse ci sono. E puta caso che l’Italia e gli U24 si trovino a garantire, in armi, l’integrità territoriale di un’Ucraina che si comporta nazionalisticamente da bulla e che non cessa di aspirare all’ingresso nella NATO.

GIULIA BURGAZZI

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