C’erano una volta i leaders. Capi di Stato, Ministri degli Esteri, Presidenti del Consiglio. Avevano grandi responsabilità, conducevano trattative, decidevano le sorti di Paesi e continenti. Trattavano con i loro colleghi di altre nazioni ad importanti tavoli, avevano telefoni rossi sulle scrivanie. Sapevano parlare ad alti livelli, conoscevano l’arte della diplomazia, avevano studiato la Storia, persino la strategia militare.

Oggi non servono più. Il posto dei De Gaulle, o anche più umilmente degli Andreotti e degli Spadolini, è occupato da personaggi come Di Maio che si permettono con disinvoltura di dare dell’animale a capi di Stato esteri con cui si è sull’orlo di una guerra. Personaggi che siedono alla Farnesina, sia chiaro, non peones parlamentari da ultima fila. Mentre il Presidente del Paese “invaso” è un ex ballerino e comico che suonava il piano con i genitali, e il capo della diplomazia inglese non sapeva neppure dove è ubicata Rostov, città russa al confine con l’Ucraina in cui si ammassavano le truppe giorni fa.

In tutta l’Europa è così. Il continente che si sta buttando spensieratamente in una guerra contro una superpotenza è guidato da ignoranti e buffoni, e ci chiediamo se sia solo un caso, se sia colpa nostra che li votiamo, se sia colpa della tv che ci ha rimbecillito tutti. O se invece, semplicemente, dei leaders capaci non servano più: e quindi ecco i figuranti ad occupare poltrone, solo per mantenere la parvenza del teatrino mentre gli adulti decidono altrove.

Lo stesso vale per i pezzi grossi, sia chiaro. Figuranti che dettano la linea. La Von Der Leyen, detta anche “Von Der Pfizer” per i suoi numerosi e misteriosi legami con la nota casa farmaceutica che tutti ci comanda, ha dichiarato che le tv russe vanno chiuse perché minano “l’unità di pensiero”. Il diktat è quindi: non si può pensare in altro modo. Così ha detto la portavoce di chissachi.

E Draghi? Anche Draghi fa il portavoce. Ieri ci ha comunicato che l’ordine mondiale del dopoguerra non poteva durare per sempre, ci eravamo forse illusi? Quindi riecco la”giungla della Storia” (citando Robert Kagan, uno degli ideatori del violento progetto “Nuovo secolo americano” che tanto fece discutere dopo le Torri Gemelle): per cui prepariamoci a tornare cavernicoli e a scaldarci con lo sterco, tante volte non si fosse capito finora che il messaggio è quello. Padoa Schioppa d’altronde ci aveva avvisato per tempo, che avremmo assaggiato “la durezza del vivere”, e lui – a differenza dei finti leaders che recitano nel teatrino- era uno di quelli che contano davvero.

La conclusione a tutto ciò non può essere che una: ignorarli tutti. Figuranti e portavoce non servono a nulla e non hanno alcun rilievo nell’evolversi delle cose. Qualcun altro decide, e noi faremmo meglio a concentrarci sui maghi di Oz che, loro sì, stanno dirigendo il mondo verso l’abisso.

DEBORA BILLI

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