Il blackout e la whistleblower affondano Facebook. O è un assaggio di Cyber Polygon?

Nemmeno un transito dei pianeti avverso avrebbe potuto provocare la reazione a catena che si sta abbattendo in queste settimane su Mark Zuckerberg, decretando il periodo più nero della sua carriera.

Dopo gli scandali in successione che hanno travolto Facebook, sollevando numerose polemiche sulle politiche interne adottate dal colosso di Menlo Park, è uscita allo scoperto la whistleblower che aveva consegnato migliaia di documenti riservati al Washington Post con una intervista per la CBS. Come se non bastasse, il blackout mondiale che ieri ha colpito Facebook e le sue app Instagram e WhatsApp ha fatto crollare i titoli in Borsa (quasi il 5%), sollevando molti dubbi e interrogativi.

La paralisi dei servizi sarebbe stata provocata da alcune modifiche alla configurazione dei router che coordinano il traffico di rete tra i suoi centri dati, secondo quanto riportato in un post dal vicepresidente di Facebook Santosh Janardhan. Inizialmente la colpa era stata attribuita a un problema su alcuni DNS.

Tutto risolto? Niente affatto.

Le giustificazioni e le scuse di Zuckerberg non sono bastate al popolo della rete che su vari gruppi dei social rimasti attivi come Telegram, ha condiviso nella serata di ieri diverse domande e altrettante teorie alternative: tra le più disparate anche una foto in cui si evince che il dominio facebook.com sarebbe stato ora acquistabile. Quasi in contemporanea, alcune fonti hanno riportato che i dati di oltre 1,5 miliardi di utenti di Facebook sarebbero stati messi in vendita su un popolare forum di hacking. Difficile orientarsi nella marea di supposizioni e teorie suggeriti dagli utenti.

Come riportato anche da Eugenio Miccoli, molti si sono domandati se quello che è successo possa essere opera di hacker professionisti, e se tutto ciò non sia l’anteprima del famoso Cyber Polygon del 9 luglio scorso, ovvero una simulazione della prossima Grande Guerra Informatica. E qua non si tratta di teorie del complotto, ma dell’ennesima iniziativa delle élite tecnocratiche.

Lo stesso World Economic Forum (WEF), sul proprio sito, aveva dato largo spazio al progetto del Cyber Polygon, ossia una simulazione di un attacco informatico, in quanto il padre della teoria del Grande Reset, Klaus Schwab, aveva messo in guardia sui potenziali rischi di un collasso informatico globale che a suo dire sarà peggiore dell’attuale crisi pandemica. La conferenza online di luglio con alti funzionari di organizzazioni internazionali e aziende leader aveva discusso i principali rischi della digitalizzazione e le migliori pratiche per lo sviluppo sicuro degli ecosistemi digitali, mettendo alla prova «le competenze necessarie per proteggere le nostre industrie, incentrate su un attacco mirato alla catena di approvvigionamento».

Se molti hanno ipotizzato che il blackout mondiale possa essere soltanto un “assaggio” di quanto potrà accadere in futuro, altri hanno osservato un’altra sincronicità.

Il blackout che ha riguardato Facebook, Instagram e Whatsapp si è curiosamente consumato a poche ore dalle rivelazioni che l’analista di dati ed ex dipendente di Menlo Park, Frances Haugen, ha rilasciato in un’intervista per la CBS60 minutes”. L’intervista si è abbattuta come uno tsunami sulla società che è nell’occhio del ciclone già da diverse settimane anche grazie alle sue rivelazioni, come spiegavo in questo articolo.

Un’inchiesta del Wall Street Journal aveva infatti rivelato come Facebook fosse al corrente almeno dal 2019 dei disturbi mentali che Instagram può arrecare negli adolescenti ma non ha mai detto né fatto nulla per evitarlo. Anzi, ha cercato di minimizzare le preoccupazioni del pubblico parlando di “effetti trascurabili”. Questa inchiesta si basava su decine di migliaia di pagine di documenti interni rivelati da un informatore segreto: la fonte aveva consegnato al quotidiano anche i risultati di una ricerca commissionata in gran segreto dall’azienda nel 2019 e destinata esclusivamente alla circolazione interna, in cui emergeva come la società di Zuckerberg fosse consapevole che Instagram può arrecare disturbi alimentari e depressione negli adolescenti.

Nei giorni scorsi l’inchiesta Facebook Files aveva anche rivelato come Facebook avvantaggi gli utenti più potenti e i politici nella moderazione dei loro contenuti tramite il programma di moderazione Xcheck, come spiegavo in questo articolo.

L’anonimato della fonte del Washington Post è durato poco. Domenica scorsa, poche ore prima del blackout che ha investito Facebook, Whatsapp e Instagram, la CBS ha dato un volto alla whistleblower che ha raccolto le decine di migliaia di pagine di documenti interni rivelandoli al Wall Street Journal.

Laureata in ingegneria informatica, master ad Harvard in business, anni di esperienza in diverse compagnie tech, da Google, a Pinterest, Yelp, e infine Facebook, Frances Huagen ha spiegato che, scoraggiata dalla mancanza di volontà da parte di Facebook di investire nel contrasto alla diffusione di fake news, avrebbe deciso di scrivere a un giornalista del Wall Street Journal che l’aveva contattata in precedenza, mettendogli a disposizione i documenti riservati.

L’ex dipendente di Facebook ha trafugato decine di migliaia di pagine di documenti interni alla compagnia per provare che l’azienda struttura il proprio business model sulla provocazione di sentimenti di rabbia e sconforto negli utenti. L’algoritmo immagazzina e ripropone contenuti ad hoc per provocare reazioni che facciano stare più tempo possibile gli utenti sulla piattaforma, anche al costo della sanità psicologica delle persone.

«Ho visto ripetutamente conflitti di interesse fra quello che era buono per il pubblico e quello per che era buono per Facebook e Facebook ogni volta ha scelto quello che era meglio per lei e per i propri interessi, come quello di fare più soldi» ha spiegato, aggiungendo:

«Facebook guadagna di più quando consumi più contenuti. Alle persone piace interagire con cose che suscitano una reazione emotiva. E più è la rabbia a cui vengono esposti, più interagiscono e più consumano».

Le rivelazioni dei giorni precedenti hanno spinto Facebook a correre ai ripari e cercare di contenere i danni, sospendendo per esempio il progetto di “Instagram Kids” la versione del social di foto per gli under 13.

Ora non resta che attendere ulteriori sorprese…

ENRICA PERUCCHIETTI

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