Facebook: dati falsi sulle fake news, e niente censura per i VIP

Guai in vista per Mark Zuckerberg: due scandali stanno travolgendo Facebook sollevando numerose polemiche sulle politiche interne adottate dal colosso di Menlo Park.

Da una inchiesta del New York Times è emerso che Facebook avrebbe fornito dati errati o incompleti sulle fake news ai ricercatori con cui lavora: molte delle analisi sulla disinformazione on line, infatti, si basano sui dati relativi ai click e alle interazioni pubblicati dal colosso di Menlo Park. L’azienda aveva promesso trasparenza e l’accesso per i ricercatori a tutte le informazioni relative alle interazioni degli utenti sulla sua piattaforma, ma i dati trasmessi farebbero riferimento solo alla metà degli iscritti ai suoi social negli Stati Uniti.

Non solo. Facebook avrebbe scelto di trasmettere solo i profili politicizzati che hanno effettuato un certo numero di interazioni con le pagine di partiti ed esponenti politici. I profili di molti utenti che non esprimono le proprie opinioni politiche sui social, invece, sarebbero stati esclusi a priori dalle statistiche.

Ad accorgersene, è stato per primo Fabio Giglietto, docente dell’Università di Urbino ‘Carlo Bo’ ed esperto di social media. Comparando i dati ricevuti con un report di Facebook sui contenuti più visti negli Stati Uniti nel secondo trimestre del 2021, Giglietto si è accorto che i due dataset non corrispondevano.

È un’ottima dimostrazione di come, nonostante la poca trasparenza, si possono raggiungere dei grandi risultati” ha commentato il professore.

I ricercatori ora temono che molti dei loro studi siano sbagliati e da rifare da capo, perdendo così mesi se non addirittura anni di lavoro… Facebook, intanto, si è scusato con i ricercatori per “l’inconveniente”, giudicato un errore puramente tecnico.

Non è la prima volta che Facebook si “dimentica” di condividere dei dati importanti. Sempre il New York Times ad agosto aveva scoperto che Facebook aveva volutamente occultato un report che illustra i trend più in voga e i post più visualizzati sul suo primo trimestre 2021, per rilasciare invece il 18 agosto quello sui successivi tre mesi. Nel report pubblicato dopo l’inchiesta, emergeva che la notizia più vista dagli utenti americani a inizio 2021 diffondeva dubbi sui vaccini contro la Covid-19.

 

Facebook usa regole di moderazione diverse per gli utenti VIP con XCheck

Come se non bastasse, il Wall Street Journal ha rivelato alcune informazioni contenute in documenti interni di Facebook che mostrano come un programma noto come XCheck ha dato a milioni di celebrità, politici e altri personaggi di alto livello la possibilità di aggirare le regole della piattaforma social.

Si tratterebbe cioè di un programma preferenziale di moderazione per i VIP, usato sia su Facebook che su Instagram. Ci troviamo di fronte al vecchio adagio “Due pesi e due misure”. Il problema di fondo è che Zuckerberg ha più volte assicurato che Facebook non fa alcuna discriminazione tra utenti e consente ai suoi 3 miliardi di iscritti di esprimersi su un piano di parità con personaggi influenti della politica, della cultura, dello spettacolo e del giornalismo. Oggi scopriamo che non solo questo non è vero, ma che esiste addirittura una “whitelist”, una lista bianca che include almeno 5,8 milioni di utenti VIP protetti e privilegiati, “immuni” dalla censura, a cui è stato permesso di aggirare le regole della community.

I contenuti che violino le regole vengono infatti individuati dall’Intelligenza Artificiale o dai moderatori e rimossi. Invece chi fa parte del programma XCheck subisce un processo diverso: i post non vengono subito eliminati, ma sono controllati da vari team composti da dipendenti di Facebook in modo da creare una pista preferenziale. Pertanto, i contenuti dei VIP non sono automaticamente rimossi dall’algoritmo di controllo ma restano online mentre la segnalazione arriva ai moderatori.

Il programma di moderazione nasce inizialmente per proteggere i profili di personalità di spicco: con il tempo, però, si è finiti per consolidare una patente di immunità social ai profili vip. XCheck ha infatti consentito a personaggi pubblici di postare senza conseguenze contenuti che contenevano molestie o incitamenti alla violenza, e che avrebbero portato a sanzioni se a pubblicarli fossero stati utenti “normali” senza l’accesso alla whitelist. Tra i vip ci sarebbero anche Trump (prima dell’epurazione), suo figlio Donald Trump Jr., la commentatrice repubblicana di colore Candace Owens e la senatrice democratica Elizabeth Warren. Nel 2019, XCheck ha permesso che il giocatore del Paris Sant-Germain Neymar pubblicasse le foto senza vestiti di una donna che lo aveva accusato di stupro, mostrandola a decine di milioni di fan prima che il contenuto fosse rimosso.

I documenti relativi a XCheck mostrano che Facebook ha ingannato il Comitato per il controllo (Oversight Board). Quest’ultimo ha scritto su Twitter che aveva più volte manifestato preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza del processo di moderazione, soprattutto nel caso degli account di alto profilo.

Il portavoce di Facebook Andy Stone ha replicato su Twitter che la pratica non è segreta, ha ammesso che le critiche a XCheck sono giuste, ma che il sistema è noto dal 2018 ed  “è stato progettato per un motivo importante: creare un passaggio di controllo supplementare sui contenuti particolarmente delicati e che richiedono valutazioni più attente”.

Stone ha poi aggiunto che la società sarebbe al lavoro per eliminare gradualmente la lista dei privilegiati. Il Wall Street Journal osserva invece che l’azienda è consapevole di come le sue piattaforme siano piene di difetti da cui derivano danni la cui portata spesso può essere compresa del tutto solo dall’azienda stessa:

I documenti che descrivono XCheck fanno parte di una vasta gamma di comunicazioni interne di Facebook esaminate dal Wall Street Journal. Mostrano che Facebook sa, nei minimi dettagli, che le sue piattaforme sono piene di difetti che causano danni che l’azienda comprende solo in parte. Inoltre,  i documenti mostrano che Facebook spesso non ha la volontà o la capacità di affrontare tali problemi.

 

Enrica Perucchietti

vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. È caporedattrice della Uno Editori e autrice di numerosi saggi di successo, tra cui ricordiamo: Fake news; Coronavirus. Il nemico invisibile

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