Escono le prove sulle visite di Epstein a Clinton: alla Casa Bianca in dolce compagnia

Epstein Clinton

In Gran Bretagna è  un membro della famiglia reale, il principe Andrea, ad essere sotto accusa nello scandalo sulla prostituzione minorile legata al finanziere miliardario Jeffey Epstein, negli Stati Uniti invece è la dinastia politica dei Clinton, una sorta di famiglia reale del Nuovo Mondo, ad essere coinvolta nella torbida vicenda.

Epstein è stato arrestato e condannato una prima volta, nel 2008 per traffico internazionale di minori e violenza sessuale, da un tribunale dello Stato della Florida. L’accusa è una di quelle che, soprattutto negli Usa, normalmente porta il condannato a passare il resto della vita in carcere, Epstein invece patteggiò, evitando il processo, una condanna ridicola, 13 mesi in carcere più 12 ai domiciliari.

L’incredibile clemenza con cui fu trattato il pedofilo e cospiratore però non stupisce se si considera l’enorme portata dello scandalo che avrebbe travolto i vertici del potere mondiale. Molti tra gli uomini più in vista del mondo infatti erano stati spesso ospiti di Epstein sul suo aereo privato (ribattezzato Lolita Express) o sulla sua isola tropicale. L’aereo e le abitazioni del magnate della finanza (e magnaccia dei potenti) erano cosparsi di videocamere nascoste e tutto quello che avveniva era filmato e registrato.

Tra gli ospiti fissi di Epstein c’era Bill Clinton e proprio lo stretto rapporto con l’ex presidente americano è una delle ragioni per le quali la condanna nei suoi confronti è stata così lieve.

Per negoziare un patteggiamento prima che Epstein potesse essere processato  i suoi avvocati, Alan Dershowitz e Gerald Lefcourt, scrissero una lettera di 23 pagine in cui affermavano come il loro assistito facesse parte del gruppo di fondatori della fondazione dei Clinton, la Clinton Global Initiative descritta come un progetto che “riunisce una comunità di leader globali per ideare e implementare soluzioni innovative ad alcune delle sfide più urgenti del mondo”.

La lettera degli avvocati può essere vista come un modo per accreditare l’immagine del finanziere pedofilo come quella di un filantropo, la fondazione ha raccolto centinaia di milioni di dollari per opere di beneficenza in luoghi come Haiti e l’Africa, ma sono sorte domande su quanto delle donazioni sia effettivamente andato ad aiutare i poveri e i critici hanno accusato i Clinton di usarlo come fondo nero.

La lettera è però anche un messaggio chiaro per i giudici, processare Epstein avrebbe significato indagare sui suoi rapporti con gli uomini più potenti del mondo, tra cui l’ex presidente.

Recentemente poi è emerso che non era solo il presidente degli Stati Uniti ad andare a trovare Epstein, ma le visite venivano ricambiate, come è giusto tra buoni amici, e nei registri della Casa Bianca è stato appurato che il magnate aveva fatto visita a Clinton nella sua residenza ufficiale almeno 17 volte, ed in diversi casi aveva portato con se delle amiche. Non è molto comune che un privato cittadino, senza alcuna carica pubblica, sia ricevuto per decine di volte in visita alla Casa Bianca, senza alcuna apparente ragione.

Epstein fu arrestato una seconda volta, nel 2019, per gli stessi reati, traffico di minorenni e violenza sessuale, ma anche in questa seconda occasione il processo non potè essere celebrato perché i prigioniero morì in carcere, poche settimane dopo il suo arresto.

Il medico legale accertò che si trattò di suicidio, ed è singolare che un detenuto di tale importanza, in procinto di essere ascoltato in quello che poteva essere il processo del secolo, non fosse guardato a vista per evitare gesti di questo tipo. Purtroppo la sfortuna ha voluto che proprio mentre Epstein si suicidava le telecamere a circuito chiuso della prigione subissero un guasto improvviso e dunque non è stato possibile un intervento tempestivo delle guardie carcerarie. Un vero peccato, c’è da scommettere che se si fosse arrivati al processo Epstein avrebbe avuto cose molto interessanti da dire ai giudici. O magari ora lo farà la sua socia Ghislaine Maxwell.

ARNALDO VITANGELI

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