Prima si trattava solo di voci. Poi le voci sono diventate certezze: un mese fa circa Elon Musk multimiliardario canadese nel settore della tecnologia, dichiarava di volere acquisire il social network Twitter.

“Non lo faccio per i soldi, ma per rendere la piattaforma davvero libera” aveva dichiarato,: ed a questa, erano seguite altre critiche, sempre riguardanti la censura, e il pensiero unico dominante, rivolte ad altre multinazionali tech, come Netflix.

Da allora, sono state innumerevoli le critiche mosse all’operazione, soprattutto da quella parte “liberal” di vip e stampa, critiche all’operazione nel merito delle ripercussioni mediatiche ma anche economiche che avrebbe avuto la riuscita dell’operazione.

Si sono rincorse voci di ogni tipo, da un momento all’altro sembrava dovesse saltare tutto, ma alla fine sembrava fatta: Musk aveva i finanziatori e avrebbe acquisito il “social cinguettante”.

La vicenda, invece, non sembra finita, anzi sembra complicarsi, poichè il patron di Tesla annuncia a sorpresa “una temporanea sospensione dell’accordo”: starebbe valutando infatti un’offerta più bassa rispetto a quella iniziale di 44 miliardi di dollari. 

Resto impegnato all’acquisizione” di Twitter, ha detto, ma il nodo cruciale è il numero di account fake o di spam presenti sul sito azzurro, che è “non calcolabile” per gli analisti, ma che la società rassicura essere inferiore al 5%: fattore critico per chi ha messo sulla bilancia ben 44 miliardi di dollari, nel momento in cui gli account fasulli sarebbero un numero consistente il valore del social potrebbe essere decisamente più basso.

“I dati sugli account sono fondamentali per la salute finanziaria di Twitter e necessari agli azionisti per sapere quello che ottengono per i propri soldi”, ha dichiarato Musk, ma tale dato secondo il CEO Parag Agrawal sarebbe “impossibile da ottenere con certezza perché per effettuarlo ( il computo,ndr) servono informazioni pubbliche e private che non possiamo condividere”.

Il crollo in borsa è stato inevitabile, le azioni di Twitter sono crollate fino al 20%, è stato annunciato un freno alle nuove assunzioni e due top manager, il responsabile dei prodotti al consumo, Kayvon Beykpour, e quello dei ricavi Bruce Falck, hanno abbandonato il social.

Una vera e propria tempesta insomma, una situazione che viene letta da qualcuno come un espediente che ha utilizzato Musk per uscire da un investimento, dopo avere fatto il passo più lungo della gamba.

Altri analisti pensano che questo possa tradursi in una sorta di win/win per il magnate,  che in tutti i casi acquisirebbe il colosso pagando un valore piu basso dei 54 dollari ad azione messi sul piatto la prima volta, visto che adesso il titolo si attesterebbe poco sopra  i 35 dollari.

Ma c’è una terza chiave di lettura: l’espressa volontà di rendere pubblico, open-source, il codice dell’algoritmo di Twitter: sarebbe questo l’unico modo infatti per poter procedere con un conteggio dei reali utilizzatori della piattaforma, “L’open source è l’unica strada per ottenere la fiducia degli utenti“, ha detto Musk.

Gli algoritmi di valutazione dei social network, ma anche quelli di motori di ricerca come Google o Microsoft, sono dei veri e propri tesori che giacciono nella Fossa delle Marianne dei segreti custoditi dalla multinazionali: attraverso di essi le Bigtech procedono alla profilazione, identificazione e verifica dei nostri dati personali, della nostra localizzazione, delle nostre abitudini, in pratica di tuta la nostra vita, quando la esponiamo pubblicamente attraverso internet.

L’uso che si fa dei dati personali è dichiarato, teoricamente, nel contratto che accettiamo iscrivendoci ai servizi, ma in pratica, quasi nessuno riesce a tradurre quelle righe di “legalese”  scritte appositamente per non farci capire che uso verrà fatto, nella pratica, dei nostri dati.

Dati che valgono una fortuna, come è immaginabile, non solo se ceduti con fini pubblicitari, ma anche nell’ ottica di controllo del pensiero unico e convergente, un’occasione unica per intervenire con la manipolazione a vantaggio di qualcuno.

Proprio per questo sarà estremamente difficile che si accetti questa offerta, anche se diventasse una condizione indispensabile per la conclusione della trattativa: si creerebbe un precedente pericolosissimo contro cui, un giorno, anche altre aziende di Silicon Valley potrebbero dover fare i conti.

Probabilmente, si sà, gli affari sono affari, e  la mossa di Musk potrebbe essere solo un bluff per estorcere un prezzo piu basso: di sicuro, se alcuni vedono in lui un sostenitore della libertà troppo in vista per essere zittito, per altri i suoi slogan contro la manipolazione stanno diventando un tormento che minaccia di far saltare,  un sistema collaudato di controllo sociale.

ANTONIO ALBANESE

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