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Notizie26 Aprile 2022

Twitter è da oggi di Elon Musk. Qualcuno vuole andarsene, qualcun altro… tornerà?

Di ·450 contenuti pubblicati
Martina Giuntoli analizza l'acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, evidenziando le reazioni contrastanti degli utenti. Si discute anche delle implicazioni sulla libertà di espressione e sulla censura politica.
Punti chiave
  • Elon Musk ha acquistato Twitter per circa 44 miliardi di dollari.
  • Le reazioni degli utenti variano tra entusiasmo e preoccupazione.
  • Amnesty International teme un aumento dell'hate speech su Twitter.
  • Barack Obama e Hillary Clinton avvertono sui rischi della disinformazione.
  • La comunità conservatrice celebra l'acquisizione di Musk e spera nel ritorno di Trump.
L'articolo

La storia d’amore tra Elon Musk e Twitter risale al 2017, quando l’imprenditore chiese pubblicamente, forse più per scherzo che altro, quanto gli sarebbe costato comprare la piattaforma social, era il 21 dicembre 2017. Un lungo corteggiamento tra tira e molla che è giunto alla sua concretizzazione dell’affare da 44 miliardi di dollari circa, proprio ieri, quando è stato dato l’annuncio ufficiale.

L’offerta che aveva fatto Musk di 54.20$ ad azione era tra l’altro superiore rispetto al valore originario della singola azione che si attestava attorno a 48.37$. “Non potranno rifiutare la mia offerta, se Twitter ha solo un valore legato all’aspetto finanziario”, ha detto più volte il sudafricano. Anzi, rifiutare il suo denaro sarebbe palesemente andato contro gli interessi degli azionisti.

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Ovvio che se invece la piattaforma social si confermava legata ad altri interessi come, ad esempio, il controllo del dissenso e la sua selvaggia censura, nonché la longa manu politica dei democratici e degli ultra liberali in generale, allora la cosa cambiava. E deve essere proprio questo che ha frenato l’affare per un po’, visto che in diversi hanno sperato che Musk perdesse interesse nell’acquisto e si ritirasse in buon ordine.

Ma così non è stato e ora che l’uccellino blu è definitivamente nelle mani di Musk, l’establishment si ritrova non solo con uno strumento di controllo in meno, ma con la stessa piattaforma amministrata da un uomo che sembra puntare proprio  ad andare controcorrente. Musk infatti, poco dopo la conferma del siglato accordo, ha tweetato che sperava vivamente che i suoi detrattori non abbandonassero Twitter proprio ora e rimanessero sulla piattaforma, per dimostrare cosa intendeva (lui) e intendevano (loro) per libertà di espressione.

Le parole di Musk invece non sono state accolte con entusiasmo, anzi hanno solo smosso ed esposto il covo di vipere (forse anche questo era un suo obiettivo?) che si davvero nasconde sul social, infiltrazioni della sinistra ultra radicale che operano per censurare e far chiudere account. Le reazioni scomposte di molti utenti più o meno noti ben testimoniano questo aspetto. Vediamone alcune.

Bob Reich, scrittore e professore di Berkeley, tuona “Quando miliardari come Musk parlano di libertà, state attenti, l’unica libertà che cercano é quella di sfuggire alla legge”, non va molto meglio con John Dean, giornalista della CNN, “Non sono sicuro di essere interessato a Twitter se Elon Musk lo compra”.  Il regista Rob Reiner ci va giù davvero pesante e non fa sconti “(…) Permetteremo a un criminale che ha usato questa piattaforma per mentire e diffondere fake news di ribaltare un governo e continuare la sua attività criminale? E se sì come ci organizziamo per fermarlo”(…)”.

Addirittura Amnesty International che dovrebbe schierarsi dalla parte della libertà a prescindere si é esposta affermando in una lunga catena di Tweet che l’associazione teme fortemente che Musk promuoverà l’hate speech e invece non farà nulla per difendere e rinforzare le policy di controllo che sono state messe in atto finora per difendere gli utenti, “(…)L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che Twitter chiuda un occhio nei confronti di chi scrive cose violente soprattutto nei confronti di coloro su cui questa cosa impatterebbe maggiormente, ovvero donne, soggetti non binari ed altri(…)”.

Barack Obama e Hillary Clinton, pur non facendo direttamente il nome Musk, hanno comunque mostrato chiaramente di aver annusato il pericolo e, quasi all’unisono hanno postato due tweet fotocopia in cui sostengono la stessa vecchia storia per cui la disinformazione é la vera minaccia alle democrazie occidentali e che bisogna mettersi a lavoro per firmare protocolli che pongano limiti più stringenti su quel che viene detto e scritto sui social.

Anche gli italiani non si sono fatti attendere. Beppe Severgnini, ad esempio, ha affermato dal suo profilo “(…)Se free speech vuol dire libertà di insultare, diffamare, minacciare e mentire (…) o di sovvertire la democrazia (come ha provato a fare Trump), allora Twitter non ci interessa più, caro Elon.(…)” E non poteva mancare Carola Rakete, che minaccia anche lei di traslocare altrove.

Oddio che putiferio, e non sono passate nemmeno 24 ore!

Ma non solo gli scatenatissimi liberali si sono fatti sentire. C’è tutta un’altra nutritissima fetta di utenza, quella più legata alla comunità conservatrice e trumpiana, che ha stappato champagne e assicura che Twitter tornerà ad essere un posto migliore con Musk alla guida. Personaggi come Jim Jordan, Tucker Carlson (che ha il profilo riaperto a distanza di appena qualche ora dall’arrivo di Elon), e Brigitte Gabriel, solo per citarne alcuni, si sono lanciati in virtuali festeggiamenti. Molti si sono chiesti, inutile negarlo, se ci sarà il ritorno in grande stile dell’ex presidente Trump, il cui account è stato chiuso all’indomani dei fatti del 6 gennaio 2021, con l’accusa di sovversione politica. Trump ha fatto sapere che non tornerà a scrivere sulla piattaforma, anche se avrà il suo account nuovamente funzionante. “Abbiamo la nostra piattaforma, abbiamo Truth, starò lì“, a sentenziato l’ex presidente.

Ma siamo sicuri che the Donald saprà resistere allo charme del suo vecchio e tanto amato uccellino blu?

Non resta che aspettare, e vedere se insieme a chi dice di volersene andare, ma poi resta, c’è poi anche chi torna, pur dicendo di non volerlo fare.

MARTINA GIUNTOLI

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