Sembrava ormai fatta qualche mese fa quando Elon Musk annunciava in pompa magna di aver raggiunto un accordo con il social network Twitter per la fantasmagorica cifra di 44 miliardi di dollari. Tra la disperazione degli ultra liberali ed il sollievo dei repubblicani conservatori, tra chat di dipendenti allibiti e dubbiosi su quale sarebbe stata la sorte della piattaforma, e collaboratori pronti a lasciare la compagnia se Musk avesse finalizzato l’accordo, andava in scena una delle joint venture finanziarie più significative degli ultimi anni.

Poi un lungo silenzio. Intendiamoci, non dall’account Twitter del cyber magnate sudafricano, ma sull’accordo in sé che arrivava sempre ad un passo dall’essere definitivo, per poi invece non concretizzarsi mai in un vero e proprio passaggio delle consegne.

Musk raccontava spesso nei suoi post di come avrebbe voluto rendere la sua piattaforma, un posto libero, per persone libere, dove la censura non avrebbe mai colpito qualcuno solo per un’opinione diversa. Ma raccontava anche quello che secondo lui non funzionava, e lo faceva a chiare lettere, a volte persino un po’ pungente alla trumpiana maniera.

Fino ad oggi, quando Musk si ritira ufficialmente dall’acquisto e prega Twitter di lasciar decadere l’accordo. Per la piattaforma questa cosa é assolutamente infattibile, infatti la stessa ha dichiarato di voler proseguire nel difendere i propri interessi portando l’uomo dritto in tribunale per una battaglia legale senza precedenti, chiedendo anche cospicui risarcimenti per le perdite procurate al social dopo la notizia della rottura del contratto tra le due parti.

Ma é mai possibile che Musk da un giorno all’altro abbia cambiato idea e abbia improvvissamente deciso che Twitter non rientrasse più nei suoi interessi? Possibile che Twitter per Musk fosse solo il vezzo infantile di un uomo miliardario o la risposta ad una sfida fattagli qualche tempo fa? Onestamente poco credibile, e infatti, a sentir lui, le cose sono andate un po’ diversamente.

Già da tempo, il CEO di Tesla andava lamentando che il vero valore della piattaforma non fosse quello a lui dichiarato all’atto del compromesso di vendita, poiché dopo aver attentamente analizzato il social, l’uomo riteneva che molti profili fossero completamente falsi, ovvero puri e semplici bot creati dal pc, con tutto ciò che ne consegue, ovvero falsi followers, falsi commenti, etc.

Per dirla in termini meno tecnologici e più politici, quel che é plausibile é che dietro ai profili falsi potessero nascondersi associazioni, politici o influencer che portavano avanti precise narrative e propaganda secondo loro personale  convenienza. Possibile che Twitter non avesse una politica di verifica della validità degli account? O magari la avevano e tacevano? Non lo sappiamo.

Musk ha richiesto a Twitter più volte conto di questi utenti fantasma, tuttavia la piattaforma non ha mai accettato di fare luce sulla questione. Anzi ha rimandato ritenendo probabilmente di non dover rendere conto al compratore.

Ecco quindi spiegati così l’ilare e al tempo stesso soddisfatta reazione  di Musk alla notizia di essere portato da Twitter in tribunale.

“Twitter mi porta in aula perché vuole finalizzare l’accordo e vuole che paghi quanto pattuito. Io invece non vedo l’ora di essere lì perché quello che non hanno voluto dire a me bot e account falsi, forse lo diranno ad un tribunale”.

In quel di Twitter sono ottimisti. Già si godono la storia da copertina in cui il noto neo-repubblicano convertito é costretto a comprare il social, dovendo anche pagare i danni ai poveri ultra liberali sofferenti.

E se invece il fine principale di Musk non fossero solo o principalmente gli affari ma quello di trovare una scusa per portare la piattaforma in tribunale, tutto avrebbe molto più senso. E avrebbero anche senso le parole di Nunes, il CEO di Truth, convinto che dietro l’uomo di Tesla graviti l’unico presidente con l’account twitter sospeso, ovvero Donald Trump.

E nel mentre, in barba alla libertà di opinione e al diritto di dire la propria, anche l’account di Elon Musk é stato sospeso.

Preparatevi ad una dura battaglia senza esclusione di colpi.

MARTINA GIUNTOLI

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