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Notizie5 Maggio 2022

E se dietro a Musk ci fosse Trump? Lo rivela il CEO di Truth Social, David Nunes

Di ·450 contenuti pubblicati
Martina Giuntoli analizza le dichiarazioni di David Nunes, CEO di Truth Social, riguardo al legame tra Elon Musk e Donald Trump. Si discute della strategia di Musk per liberare Twitter dalla censura e delle implicazioni politiche di tali manovre.
Punti chiave
  • David Nunes parla del supporto di Trump a Elon Musk.
  • Nunes evidenzia il rischio di censura per Truth Social.
  • Twitter è tornato a essere molto scaricato dopo l'arrivo di Musk.
  • Musk potrebbe licenziare Vijaya Gadde, capo censore di Twitter.
  • Le strategie di Musk ricordano quelle di Trump nel contrastare l'establishment.
L'articolo

In una intervista dello scorso mercoledì su Fox Business, David Nunes, il CEO di Truth social, ha fatto delle dichiarazioni che potrebbero svelare i retroscena di quella che mentre in un primo momento é sembrata una operazione isolata, adesso potrebbe davvero non esserlo. Parliamo di Musk, del suo recente acquisto di Twitter e della possibilità che il tutto faccia parte di un piano congiunto assai più ampio.

David Nunes durante la trasmissione ha infatti affermato: “Donald Trump voleva che la gente tornasse ad avere voce in capitolo e che Internet fosse un posto libero, (…) per cui abbiamo sempre supportato Elon Musk e quello che stava facendo. Lo abbiamo incoraggiato a comprare Twitter perché a parte noi qualcuno deve continuare a buttare giù questi tiranni del discorso unico di big tech”.

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Se si pensa che ad ogni vittoria della resistenza, il potere oppone una sua più o meno dura contromossa, allora potremmo avere conferma di quello che Nunes ha sostenuto durante lo show. Non é un caso infatti che proprio adesso che un nuovo membro del comitato anti censura si é unito ai social, il governo Biden abbia deciso di mettere in piedi una sorta di ministero della verità, una reliquia di orwelliana memoria, già nato ridicolmente inutile, e soprattutto con finalità che sono ben distanti da quelle che vengono dipinte dai tiranni del discorso unico.

Nunes ha poi continuato: “In realtà non solo Trump, ma noi tutti lo supportiamo. (…) Il presidente Trump, prima che Elon Musk comprasse Twitter, gli aveva già detto di farlo, perché l’obbiettivo della nostra azienda é quello di costruire una comunità in cui la gente si trovi in un ambiente sicuro e a misura d’uomo(…), una piattaforma molto diversa da Twitter prima che Elon Musk la comprasse“.

Altro aspetto importante che il CEO di Truth social ha poi sottolineato é la possibilità o meno che la sua piattaforma subisca qualche sorta di censura dall’esterno con operazioni informatiche che possano oscurarne i contenuti. Questo sarebbe un rischio molto concreto se Truth dipendesse in qualche modo da Big Tech, ma Nunes ha assicurato che ne é assolutamente svincolata, e che si é legata ad altra tecnologia, come Rumble ad esempio. Che abbiano in mente qualcosa del genere anche per il nuovo Twitter di Elon Musk? Sicuramente le idee e le risorse per poterlo fare non mancherebbero, quindi solo il tempo chiarirà se questa mossa sia nei loro (congiunti) piani.

Certo é che da quando Musk è arrivato, Twitter é tornata ad essere una delle applicazioni più scaricate, solo seconda a Truth social che é al primo posto della lista dal primo giorno del suo release. Se da una parte la (promessa) migrazione in massa dei liberali da Twitter, annunciata ma poi mai davvero avvenuta, ha comunque portato un certo scompiglio, sappiamo che Musk starebbe per causare ben altre migrazioni.

Vijade Gadde, responsabile legale di Twitter, colei che più di tutti ha supportato la censura degli utenti e dei contenuti conservatori sulla piattaforma, tanto da guadagnarsi il titolo di “capo censore”, e anche colei che tra l’altro riceve uno dei compensi più alti in azienda, potrebbe essere tra i primi cui Musk darà il ben servito. L’uomo infatti ha espresso più volte la sua sfiducia nell’attuale gestione del social e si é proposto di ridurre drasticamente i compensi dei vertici e di rivedere le posizioni degli stessi.

Certamente Musk non é uno che le manda a dire, ed ogni giorno posta tweet dai contenuti spinosissimi che punzecchiano ben bene l’establishment. Uno tra tutti, quello del 3 maggio in cui si chiedeva, in relazione ad un articolo della CNN, chi finanziasse le aziende che ad oggi chiedono al pubblico di boicottare Twitter. Ebbene, la risposta é arrivata poco dopo dal Daily Mail: i soliti noti, ovvero Soros, Obama ed i Clinton. Strategia ottimale per esporre i pericolosi globalisti dagli affari poco chiari: un cinguettio e la verità arriva come per magia.

Una strategia che ricorda molto quella al vetriolo dell’ex presidente Trump. Musk quindi membro del team Trump? Potrebbe essere, ma solo il tempo ed i fatti potranno darcene conferma.

MARTINA GIUNTOLI

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