Mario Draghi ha ricevuto a New York  il premio “World Statesman”, statista dell’anno.

Il riconoscimento gli è stato assegnato in occasione della 57° edizione dell’Annual Awards Dinner organizzata dalla fondazione Appeal of Conscience Foundation: prima che a lui, era stato conferito ad Angela Merkel, Gorbaciov o Shinzo Abe.

Parole di elogio per Draghi da parte del presidente Usa Joe Biden, che lo ha ringraziato per la sua “leadership” e per la “voce potente” nella promozione dei diritti umani. Ma anche da parte del 99enne ex segretario di Stato Henry Kissinger, che ha detto: “Il suo coraggio e la sua visione faranno sì che resterà con noi a lungo”.

Quanto a Draghi, nel suo discorso ha detto che davanti al rischio di una nuova Guerra Fredda “sarà il modo in cui “trattiamo con le autocrazie che definirà la nostra capacità di plasmare il futuro. Dobbiamo essere chiari ed espliciti sui valori fondanti delle nostre società. Mi riferisco alla nostra fede nella democrazia e nello Stato di diritto, al nostro rispetto dei diritti umani, al nostro impegno per la solidarietà globale. Le autocrazie prosperano davanti la nostra esitazione”.

Draghi si è a lungo soffermato sulla situazione geopolitica attuale, ricordando che questa settimana si riunisce la 77esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove il tema centrale sarà la guerra in Ucraina.

“Nonostante le tristezze dei tempi, sono ottimista sul futuro”, ha continuato Draghi: “Noi dobbiamo restare uniti nel sostenere Kiev e respingere i tentativi di chi vuole dividerci. Spero che ci sarà un futuro quando la Russia deciderà di tornare alle stesse norme sottoscritte nel 1945. Solo la cooperazione globale, ha concluso, può aiutare a risolvere i problemi globali, dalla pandemia ai cambiamenti climatici”.

Proprio su quest’ultimo tema Draghi stasera interverrà con un discorso  all’Assemblea generale dell’Onu.

In Italia durante il suo mandato da presidente del Consiglio Draghi ha fatto uso del voto di fiducia per ben 55 volte: peggio di lui aveva fatto solo il governo Renzi. Con la scusa dell’emergenza sanitaria ha imposto una serie di restrizioni che hanno limitato le libertà costituzionali dell’individuo, hanno avuto profonde ripercussioni sociali ed economiche, causando un impoverimento generale e la distruzione della piccola e media impresa. Dopo l’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, poi, invece di porsi come interlocutore per una soluzione diplomatica, sfruttando le ottime relazioni che legavano storicamente il nostro Paese alla Federazione, ha preferito diventare il più irriducibile rappresentante dei poteri e degli interessi della Nato. Uno dei più convinti  sostenitori delle sanzioni alla Russia che, come un boomerang, hanno gettato l’Occidente in una delle crisi più profonde della storia contemporanea. A lui oggi si riconosce il premio di “statista dell’anno”.
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