La scuola sta andando sempre di più verso lo sfascio. È ormai un luogo dove si insegna l'ubbidienza al potere. I due anni appena trascorsi, tra protocolli sanitari folli e dannosi e obblighi vessatori, hanno messo in luce ormai un andazzo instauratosi nella scuola italiana da molti anni. L'agenda 2030 prevede, del resto, una pervicace omologazione ai diktat neoliberisti.
Come uscire fuori da questa situazione e liberare la scuola?
Ne parliamo con Bianca Laura Granato (Italia sovrana e popolare), Solange Hutter (preside che si è ribellata alle linee guida) e Jenny Gaia Ficcadenti (docente e componente del movimento "La scuola che accoglie").
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Negli ultimi anni, il sistema scolastico italiano ha subito profondi cambiamenti, in parte innescati dalla pandemia e dalle misure di contenimento adottate. L’Agenda 2030, con le sue linee guida, è stata interpretata da alcuni come un tentativo di omologazione dei processi educativi ai diktat neoliberisti, suscitando preoccupazioni tra educatori e genitori. La scuola, tradizionalmente vista come un luogo di crescita e libertà di pensiero, è ora percepita da molti come un ambiente in cui si insegna l'ubbidienza al potere piuttosto che il pensiero critico.
Bianca Laura Granato, senatrice di Italia Sovrana e Popolare, ha espresso la sua opinione sulla situazione attuale, sottolineando come le misure adottate negli ultimi due anni abbiano messo in evidenza un andazzo che si è consolidato nel tempo. Durante il periodo di lockdown, le scuole sono state costrette a chiudere e a passare alla didattica a distanza, un cambiamento che ha messo in luce le fragilità del sistema. Le regole imposte, ritenute da molti eccessive e dannose, hanno creato una situazione di disagio per alunni e docenti, trasformando l'istruzione in un’esperienza caratterizzata da controlli e limitazioni.
Solange Hutter, preside di una scuola che ha deciso di ribellarsi alle linee guida imposte, ha denunciato le norme che, a suo avviso, non rispecchiano il vero spirito educativo. Hutter ha parlato di un “abominio” nelle linee guida, sottolineando come queste non solo compromettano la qualità dell'insegnamento, ma anche il benessere degli studenti. La sua esperienza personale, che l'ha portata a dimettersi, è emblematica di un malessere più ampio che affligge il sistema scolastico, dove la pressione per conformarsi a protocolli spesso privi di fondamento scientifico ha reso la scuola un luogo di conflitto e disagio.
Jenny Gaia Ficcadenti, docente e membro del movimento "La scuola che accoglie", ha evidenziato come la pandemia abbia accelerato un processo di disgregazione delle relazioni umane all'interno delle aule. La didattica a distanza, definita da alcuni come “didattica ai domiciliari”, ha privato gli studenti di esperienze fondamentali di socializzazione e apprendimento. In questo contesto, la proposta di riforme e incentivi economici per i docenti, come quella del “docente esperto”, è vista come un tentativo di manipolare ulteriormente il sistema educativo, spingendo verso una selezione che potrebbe favorire l'adesione a modelli imposti piuttosto che promuovere l'autonomia e il pensiero critico.
La questione dell'istruzione in Italia si presenta quindi come un campo di battaglia ideologico, in cui le forze che si oppongono all’omologazione e all’indottrinamento cercano di resistere e di promuovere un’educazione che valorizzi la libertà di pensiero. Le testimonianze di chi si oppone a queste pratiche rappresentano una chiamata all’azione per una riforma autentica del sistema scolastico, che restituisca agli studenti il diritto di essere formati in un ambiente stimolante e inclusivo, lontano da imposizioni e controlli eccessivi.
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