Il grano dell’Ucraina nel 2023 sarà decisamente scarso. Fra tutte le cattive notizie provenienti dal fronte orientale, questa tocca molto da vicino l’Italia, che dipende in modo netto dalle importazioni di grano.

L’Ucraina ne era tradizionalmente il quarto esportatore mondiale: l’Italia è il quinto importatore mondiale.

Tale cattiva notizia riguarda innanzitutto, ovviamente, le famiglie contadine dell’Ucraina: sempre che ne esista un numero significativo, dato che il grosso del terreno agricolo ucraino è in mano a pochi Paperoni stranieri.

In secondo luogo riguarda Paesi come Egitto, Tunisia, Marocco, eccetera. Sono tradizionalmente i principali importatori di grano ucraino: nel 2023 dovranno cercarsi altri fornitori.

Tuttavia la scarsità del grano ucraino prevedibilmente innescherà un effetto domino, del tipo di quello che è scattato su scala planetaria quando il gas russo è diventato scarso in Europa. Si scatenerà cioè una corsa agli acquisti alternativi, che coinvolgerà un numero di Paesi ben superiore ai clienti dell’Ucraina, con conseguente aumento dei prezzi di cui tutti risentiranno, Italia compresa.

Con ottime probabilità qualcuno resterà a bocca totalmente o parzialmente asciutta: forse anche l’Italia. Tirando a indovinare, il poco grano ucraino si comporterà come un sasso lanciato in uno stagno: cerchi e onde sull’acqua diffuse ben oltre il punto dell’impatto.

L’analisi delle prospettive 2023 per la produzione agricola dell’Ucraina si deve all’agenzia di stampa Reuters:

In traduzione:

Guerra, piovosità e difficoltà economiche hanno ridotto le semine del grano in Ucraina, privando il Paese di vitali guadagni provenienti dalle esportazioni 2023 e annunciando un altro anno di forniture globali scarse e di prezzi potenzialmente elevati per i generi alimentari di base.

Secondo i dati raccolti da Reuters, al 7 novembre 2022 i contadini ucraini avevano seminato grano su soli 3,6 milioni di ettari. Il 41% in meno rispetto allo stesso periodo del 2021.

Sull’onda della semina avvenuta nell’autunno 2021, nell’estate di questo 2022 l’Ucraina – a causa delle vicende belliche – ha mietuto appena 19 milioni di tonnellate di grano. È il 40% in meno rispetto al record di 33 milioni di tonnellate nel 2021. Un ulteriore, netto crollo della produzione sembra inevitabile nel 2023.

In più – sempre a quanto scrive Reuters – mancanza di liquidità ed alti prezzi hanno indotto l’Ucraina a essere molto parsimoniosa nell’acquisto dei fertilizzanti. Il loro scarso impiego causerà presumibilmente una riduzione delle rese per ettaro.

È ancora troppo presto, ovviamente, per dati e proiezioni relativi alla semina del mais. L’Ucraina tradizionalmente ne era il quarto esportatore mondiale e l’Italia ne è il decimo importatore mondiale: lo usiamo per i mangimi zootecnici. Però secondo Reuters lo scenario non sarà presumibilmente diverso da quello del grano.

Va meglio per la colza, impiegata anch’essa per i mangimi zootecnici, ma della quale l’Italia non è fra i grandi importatori. L’Ucraina ne era finora il secondo esportatore mondiale. In base ai dati raccolti da Reuters, si stima che quest’anno l’Ucraina abbia seminato a colza 1,1 milioni di ettari. In annate normali semina 1,15-1,3 milioni di ettari.

GIULIA BURGAZZI

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