L’agricoltura, una delle principali ricchezze dell’Ucraina, è un business concentrato nelle mani di pochissimi mega proprietari terrieri che perlopiù  fanno capo a Stati Uniti, Lussemburgo (che è un paradiso fiscale), Cipro, che paradiso fiscale non è ma vi si avvicina. Dunque tutto il gran daffare che l’UE si dà per portare via il grano bloccato nel porto di Odessa non è (solo) un modo per andare incontro a coloro che sono alle prese con la difficoltà a reperire il cibo. Portare via il grano dal porto di Odessa significa consentire a Big Business di venderlo e di incassare.

C’è da leccarsi i baffi, con l’agricoltura in Ucraina. E’ il Paese delle terre nere, lo insegnavano alle elementari: il suolo più fertile nel mondo. Secondo il database FAO nonostante le dimensioni contenute l’Ucraina è il primo esportatore mondiale di olio di girasole, il  quarto esportatore mondiale di mais, il quinto esportatore mondiale di grano. E vuoi che qualcuno dotato di robusto appetito non si sia avvicinato al banchetto?

I dati sul terreno agricolo ucraino che è concentrato nelle mani di pochissimi Paperoni variano a seconda delle fonti. L’Oakland Institute, un think tank statunitense di fama progressista, calcola che si tratti di 3,4 milioni di ettari. Cioè 34.000 chilometri quadrati. Nessuna Regione italiana è così grande. Per arrivare a quella superficie bisogna all’incirca mettere insieme la Sicilia, che è la più estesa, e l’Umbria, che non è esattamente piccolissima.

Radio Liberty, ex radio Free Europe gestita dalla CIA, stima in addirittura 6 milioni di ettari il terreno agricolo dell’Ucraina controllato dal grande agribusiness: un’estensione vasta più o meno quanto la Sicilia, il Piemonte (seconda Regione italiana per estensione), l’Umbria e i due terzi della Valle d’Aosta.

Sempre secondo Radio Liberty, in Ucraina ci sono altri 11 milioni di ettari di terreno agricolo. Se li spartiscono 8,3 milioni di famiglie (la cifra viene dalle autorità USA) che sono legate all’agricoltura. Non 8,3 milioni di contadini, ma 8,3 milioni di famiglie contadine: che di regola ovviamente sono composte da più di una persona.

E chi possiede tutta quell’enormità di terra fertilissima, chi sono i Paperoni? La risposta viene da La Scala, un sito che si occupa di agricoltura praticata su vaste estensioni. Sono informazioni aggiornale al 2018.

Il maggior proprietario terriero ucraino è Kernel, registrato in Lussemburgo: 570.000 ettari (un po’ più della Liguria), 16.000 dipendenti. Segue UkrLandFarming, registrato a Cipro: altri 570.000 ettari, 22.000 dipendenti. Poi la statunitense Agroprosperis, 430.000 ettari (quasi il Molise) e 7.000 dipendenti. Le altre sono proprietà che, sebbene enormi, non hanno più superfici analoghe a Regioni italiane.

Nelle prime dieci proprietà terriere, una sola è registrata in Ucraina. E’ la Ukrprominvest-Agro, 122.000 ettari (“appena” un terzo della Valle d’Aosta, o poco più) e 4.600 dipendenti. Il titolare è Petro Poroshenko, il predecessore di Zelensky. Diventò presidente dell’Ucraina nel 2014, dopo Euromaidan.

Meriterebbero un capitolo a sé le vicende che hanno permesso ai Paperoni di papparsi la terra dell’Ucraina dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Qualcosa è uscito pochi giorni fa sul Manifesto. In sostanza, un arrembaggio agevolato dalle riforme chieste dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale.

E gli OGM? Possibile che in un Paese come l’Ucraina così dedito all’agribusiness non abbia colture geneticamente modificate?

In teoria, gli OGM in Ucraina non sono permessi dal 2007: esistono sono proposte di legge recenti per legalizzarli. In pratica si fa un gran parlare della coltivazione illegale di OGM nella corrottissima Ucraina che ha un accordo di associazione con l’Unione Europea. Significa che, se in Ucraina gli OGM sono coltivati di nascosto, possono arrivare tranquillamente sulla nostra tavola senza che ce ne accorgiamo.

GIULIA BURGAZZI

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