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Notizie27 Febbraio 2023

Un anno di guerra non ha isolato la Russia

Di ·642 contenuti pubblicati
Un anno di guerra non ha isolato la Russia
Giulia Burgazzi analizza l'articolo del New York Times riguardo all'isolamento della Russia. Si evidenzia come, nonostante le sanzioni, molti Paesi abbiano mantenuto legami con Mosca e la compattezza occidentale si sia frammentata.
Punti chiave
  • L'Occidente ha fallito nel tentativo di isolare la Russia.
  • Molti Paesi si sono avvicinati alla Russia in un anno di guerra.
  • Turchia, Brasile e Paesi del Golfo hanno adottato posizioni più neutrali.
  • Le sanzioni non hanno impedito l'aumento delle esportazioni verso la Russia.
  • Solo 18 Paesi seguono completamente la linea dura dell'Occidente.
L'articolo

L’Occidente ha cercato di isolare la Russia, ma non ha funzionato. Lo ha scritto il New York Times, in un articolo della scorsa settimana – in realtà una seduta di autocoscienza dell’establishment statunitense – che analizza attraverso una serie di infografiche i mutamenti geopolitici avvenuti in un anno di guerra fra Russia ed Ucraina, cioè fra Russia ed Occidente.

Allo scoppio della guerra – ripercorre il New York Times – l’Occidente cantava vittoria. Gli Stati Uniti parlavano di una “schiacciante compattezza globale” contro la Russia. Infatti alle Nazioni Unite 141 Paesi votarono a favore di un ritiro incondizionato della Russia dall’Ucraina. Per contro, in quell’occasione solo quattro appoggiarono la Russia: Bielorussia, Corea del Nord, Eritrea e Siria.

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In un anno di guerra molti Paesi si sono avvicinati alla Russia

Tuttavia altri 47 Paesi si astennero o non votarono: comprese Cina e India. Molti di essi, constata il New York Times, in questi 12 mesi hanno offerto alla Russia un appoggio economico e diplomatico di fondamentale importanza. E non solo. Il blocco occidentale ha perso i pezzi. Il New York Times non usa questa espressione: però mette in fila i fatti che lo dimostrano.

Infatti alcuni che nel febbraio 2022 si erano schierati contro la Russia e con l’Occidente si sono spostati verso una posizione neutrale, o più neutrale. Si tratta di Turchia, Brasile, Paesi del Golfo Persico: in testa Emirati Arabi Uniti e Dubai. L’Iran è passato dalla neutralità all’appoggio dichiarato alla Russia. Vari Paesi africani che all’Onu si erano astenuti hanno nel frattempo rinsaldato i legami di amicizia con la Russia.

Soprattutto, dice ancora il New York Times, quella parte del mondo che sembrava compatta contro la Russia si è in realtà frammentata. Molti Paesi africani, asiatici, sudamericani e mediorientali che pure hanno saldi legami ufficiali con gli Stati Uniti non si curano granché della guerra. La vedono come un problema europeo ed americano e si concentrano sulla difesa dei propri interessi nell’ambito dello sconvolgimento geopolitico che la guerra ha causato.

Un anno di sanzioni e aiuti militari all’Ucraina

Hanno imposto sanzioni alla Russia 37 Paesi. Il blocco, a guida statunitense, mirava in questo modo a togliere alla Russia la capacità economica di portare avanti la guerra. Ma non è accaduto, constata il New York Times. Vari Paesi hanno aumentato in questi 12 mesi le esportazioni verso la Russia, colmando il vuoto aperto dalle sanzioni. Non si tratta solo di India e Cina. Hanno aumentato le esportazioni anche Turchia, Indonesia, Brasile eccetera, che all’inizio della guerra facevano parte dei 141 schierati all’Onu contro la Russia.

Risultato: le importazioni russe sono effettivamente crollate nel febbraio 2022, ma poi sono aumentate rapidamente. Ora, pur restando inferiori a quelle dei mesi che hanno immediatamente preceduto la guerra, sono grossomodo in linea con il 2021 e con gli anni precedenti.

E la compattezza del blocco occidentale nel mandare armi in Ucraina e nell’imporre sanzioni alla Russia? Turchia e Corea del Sud non applicano le sanzioni, constata il New York Times. Ungheria, Malta, Svizzera e Cipro, simmetricamente, applicano le sanzioni ma non forniscono assistenza militare.

In realtà, solo 18 Paesi mandano all’Ucraina aiuti militari pari almeno allo 0,1% del loro Pil. Alcuni, fra cui Italia e Francia, mandano anche armi pesanti ma impegnano meno dello 0,1% del Pil. Altri – Giappone, Belgio, Bulgaria… –  non mandano armi pesanti pur impegnando in aiuti almeno lo 0,1% del Pil.

Fin qui il New York Times. Per il resto, va constatato che solo 18 Paesi seguono in tutto e per tutto la linea dura dell’Occidente a trazione statunitense. Si può contestare la decisione del New York Times di inserire fra quelli che non sono sufficientemente allineati anche l’Italia, “rea” di non devolvere all’Ucraina almeno lo 0,1% del suo Pil. Ma anche tenendo conto di sfumature di questo tipo, la “compattezza” del mondo e dell’Occidente si è ridotta come un maglione di cachemire finito per sbaglio in lavatrice a 60 gradi.

GIULIA BURGAZZI

 

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