Le cose in Ucraina stanno prendendo una brutta piega. Sull’Europa e sull’Italia aleggia un tabù a forma di fungo: il fungo atomico della guerra nucleare. Il rischio esiste eccome, ma non ne parla quasi nessuno: vuoi mica che la pubblica opinione pretenda di scongiurarlo attraverso serie trattative di pace?

Il generale Marco Bertolini è uno dei pochi ad infrangere il tabù. Lo afferma chiaro e  netto: l’Europa non sta giocando con la sua economia (il riferimento, ovvio, è alle autolesionistiche sanzioni), ma con la sua stessa sopravvivenza fisica.

Invece l’Europa continua a baloccarsi con il concetto che spezzeremo le reni alla Russia attraverso crescenti aiuti bellici all’Ucraina ed attraverso sempre nuove sanzioni. Un altro pacchetto è in gestazione a Bruxelles.

Perfino il falco dei falchi Edward Luttwak, un maître à penser della geopolitica statunitense organico al Governo USA, dice che bisogna ritirare le sanzioni perché non danneggiano la Russia e sono controproducenti per l’Europa. Ma l’Unione Europea e i governi nazionali, esclusi quelli austriaco ed ungherese, non lo vedono. Figurarsi se vedono il rischio che la guerra in Ucraina diventi una guerra nucleare.

Vede però questo rischio il generale Marco Bertolini, in congedo per limiti di età. E’ stato comandante del Comando interforze per le operazioni delle forze speciali e comandante della brigata paracadutisti Folgore. Oggi, giovedì 22 settembre, parla di rischi atomici in un’intervista al Fatto Quotidiano riservata agli abbonati ma ripubblicata per intero sul sito dei congedati dalla Folgore.

Tutto si può dire di un generale, tranne che faccia propaganda putiniana o che sia una colomba con un ramoscello d’ulivo nel becco. Però, a differenza dei politici, mostra di avere una lucida visione della situazione che si è venuta a creare dopo il discorso di Putin e la mobilitazione parziale della Russia.

Secondo lui, ora sono possibili due scenari. Il primo, un Afghanistan europeo: anni di guerra di logoramento. Il secondo: la rapida escalation nucleare. Il passo saliente delle sue dichiarazioni:

In Ucraina la Russia ha obiettivi che percepisce come vitali per la propria sicurezza […]. Adesso Putin vuole il plebiscito alle urne a Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson, per l’annessione: dopo, i combattimenti non saranno più un’azione dell’Ucraina contro una sua regione ribelle, ma contro la Russia stessa, che se attaccata sul suo territorio, può disporre del nucleare tattico. È possibile tutto, ecco cosa fa diventare pericoloso questo momento

Eh già, i referendum di sabato 24 e domenica 25 per l’annessione alla Russia dell’Ucraina sud occidentale, anche se la Russia non la controlla completamente. Ne parla anche l’analisi pubblicata dal Geopolitical Center: un sito che si occupa di strategie e di questioni militari e che, come il generale Bertolini, non è certo accusabile di propaganda putiniana.

È proprio Geopolitical Center a citare il tabù nucleare, ossia il fatto che l’evoluzione della guerra verso scenari atomici, seppur verosimile, è rimossa dalla coscienza collettiva. La considerazione-chiave di Geopolitical Center: in linea generale, tutti i Paesi che possiedono armi atomiche  non le considerano più un mero strumento con il quale rispondere ad un attacco nucleare.

Oggi le armi atomiche sono fulcro della dottrina militare di molti paesi ed in particolare, per la singolare situazione che stiamo vivendo, sono al centro dei piani di emergenza della Federazione Russa

In base a questa considerazione, Geopolitical Center tratteggia uno scenario molto simile a quello del generale Bertolini. Ossia: dopo i referendum, la Russia potrebbe consegnare all’Ucraina un ultimatum e l’ingiunzione di ritirare le truppe dalle regioni di fresca annessione. L’Ucraina non accetterebbe. Per la Russia, equivarrebbe all’occupazione di una porzione del suo territorio nazionale da parte dell’Ucraina.

In questo caso, osserva Geopolitical Center, “le linee di diritto interno” della Russia giustificherebbero e consentirebbero “l’utilizzo di tutta la capacità bellica della Federazione Russa, incluse le armi nucleari”.

Restano pochissimi giorni per scongiurare un’evoluzione del genere. Magari – oh, solo magari! – serie trattative di pace potrebbero rivelarsi utili… Non sarebbe una cattiva idea se ci riflettessero anche i politici, e non solo gli analisti e i generali.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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