Continua la campagna contro tutto ciò che è russo. Dopo Dostoevskij e Tchaikovskij e i direttori e le soprano russe ora tocca agli sportivi.

I tennisti russi e bielorussi saranno esclusi da Wimbledon e non importa se Andrej Rublev, il numero 8 del mondo, ha subito condannato l’azione di Putin in Ucraina. Sembra che gli inglesi temano che la vittoria di un atleta russo metterebbe in imbarazzo i membri della casa Reale che dovrebbero premiarlo. Il caso Rublev fa il paio col caso Anna Netrebko, la soprano che ha detto forte il suo no alla guerra in Ucraina. Sappiamo che non potrà più cantare alla Scala.

Questa è una follia che rende l’Occidente assolutamente irriconoscibile. Immaginate l’America che chiude le porte in faccia all’attrice tedesca antinazista Marlene Dietrich. O al dissidente Rudolf Nureyev. Non accadde, e questo rendeva grande l’Occidente. Quando la cosa poi prende di mira lo sport diventa ancora più antipatica. Nemmeno Hitler escluse Jesse Owens dal partecipare alle Olimpiadi di Berlino nonostante non fosse propriamente ariano. Nemmeno Hitler arrivò a tanto perché se escludi degli atleti solo in base alla loro nazionalità, e per giunta persino atleti che hanno avuto il coraggio non da poco di attaccare apertamente Putin sei razzista.

Purtroppo questa decisione fa il paio con quella, altrettanto vergognosa, dell’esclusione degli atleti russi e bielorussi dalle Paralimpiadi di Pechino.

C’é però chi ha alzato la voce contro questa vergogna, ed è qualcuno che di ingiustizie sportive se ne intende sulla sua pelle: Novak Djokovic, campione nello sport e nella vita, che ha subito la clamorosa ingiustizia di essere escluso dagli Australian Open per le sue posizioni sul vaccino. Follia escludere i tennisti russi” dice il campione serbo. E argomenta
“Gli atleti non hanno nessuna colpa sulle decisioni politiche, tanto meno sulle guerre. Io sono un figlio della guerra, sono serbo, so bene cosa sia un conflitto, nel 1999 il mio Paese è stato bombardato ininterrottamente per tre mesi dagli americani. Nessuno ha mai pensato di estromettere gli atleti americani da nessuna manifestazione. Non sarebbe stato giusto, come non lo è ora. La guerra ricade sempre sulla gente”.

Il discorso sugli “atleti americani” il buon Djokovic poteva estenderlo a quelli italiani, oggi rappresentati dall’uomo che fu ministro della Difesa quando Belgrado fu rasa al suolo dall’uranio impoverito (pensiamo un po’ se lo stesso rigore applicato ai russi serbi e greci lo applicassero a noi). Ma giustamente Djokovic fa notare che “gli atleti non hanno colpa sulle decisioni politiche”. Ma nemmeno i cantanti, gli artisti, la gente comune.

Ma Djokovic non è l’unico a prendersela con questa decisione. Anche il nostro Adriano Panatta ha parole di fuoco. “E’ una stronzata” dice letteralmente l’ex campione italiano.

“I tennisti russi sono persone che fanno questo di lavoro. Un ingegnere russo che è a Londra allora non dovrebbe più lavorare?” un ragionamento semplice, che però pare non entri nella testa di molte persone. I russi non sono Putin, non sono nemmeno alieni: sono persone. Poi Panatta conclude su Djokovic “È un po’ antipatico, di tutte le affermazioni fatte negli ultimi due anni non ne ha azzeccata una. Ma lo sa che stavolta sono d’accordo?”

ANDREA SARTORI

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