Ritorna la rubrica "Spirito e Materia" nella quale il filosofo Fusaro utilizza il pensiero dei migliori pensatori del passato e del presente per analizzare la contemporaneità. Laclau, Gramsci, De Benoist, Formenti e Preve difendono le ragioni del popolo contro quelle dell'oligarchia che domina per mezzo del sopruso, della menzogna e della manipolazione sistematica

La pandemia di COVID-19 ha sollevato interrogativi profondi sul potere e sulla sua gestione. Secondo il filosofo Diego Fusaro, la crisi sanitaria è stata sfruttata dalle élite per esercitare un controllo più stringente sui popoli, utilizzando la paura e la manipolazione come strumenti di dominio. Fusaro si rifà al pensiero di Ernesto Laclau, il quale sostiene che il populismo, sebbene spesso demonizzato, rappresenta una risposta necessaria alle ingiustizie perpetrate dalle classi dominanti. In questo contesto, il populismo non deve essere visto come un fenomeno regressivo, ma come una forma di resistenza e di rivendicazione dei diritti del popolo.
Fusaro sottolinea come le misure di contenimento imposte durante la pandemia abbiano avuto l’effetto di disgregare il senso di comunità, rendendo difficile l’organizzazione di un contropotere. La retorica del “nemico invisibile” – il virus – ha spostato l’attenzione dalle reali dinamiche di potere, creando una sorta di consenso forzato attorno all’idea di protezione totale. In questo modo, le élite hanno potuto mantenere il controllo senza affrontare il crescente malcontento sociale, che si era manifestato in forme di protesta populista prima dell’emergenza sanitaria.
Un altro punto cruciale nel ragionamento di Fusaro è il richiamo a figure storiche come Antonio Gramsci, il quale ha analizzato la relazione tra consenso e dominio. Gramsci ha evidenziato come, quando il consenso viene meno, il potere tende a ricorrere alla violenza, anche se in forme dissimulate. Oggi, secondo Fusaro, la violenza delle élite si manifesta attraverso misure autoritarie che limitano le libertà civili, come il coprifuoco e il divieto di assembramento, giustificate da una narrazione emergenziale. Questo approccio rappresenta una vera e propria guerra non dichiarata contro le masse, che impedisce la formazione di un'unità popolare capace di opporsi al sistema dominante.
Infine, la riflessione di Fusaro si estende alla necessità di una nuova intellighenzia che sappia interpretare e rappresentare le istanze del popolo. Lacerato da divisioni interne e dalla perdita di contatto con le masse, il discorso della sinistra contemporanea rischia di diventare una mera stampella dell'ordine dominante. È fondamentale, dunque, che le forze progressiste si riapproprino di categorie come “populismo” e “sovranità”, rielaborandole in chiave emancipativa per rispondere efficacemente alle sfide attuali e future.
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