Il professor Alessandro Orsini non è filorusso o filo-Putin. Il professor Alessandro Orsini è uno studioso che, come tale, cerca di inquadrare un fenomeno storico in tutta la sua complessità ponendosi al di sopra degli schiamazzi ideologici– che è poi il compito dello studioso, quello di mantenere uno sguardo lucido. Ma nell’Italia ideologicamente inquadrata di Mario Draghi oramai lanciata nella più becera propaganda bellicista, questo non è più permesso.

E quindi ecco che il contratto di Orsini con Cartabianca viene cancellato. “Il pifferaio di Putin” viene definito il professore della Luiss. E assistiamo persino al “calcio dell’asino” (è il caso di dirlo, visto il personaggio) dell’arrogante David Parenzo che gode platealmente per la sorte di Orsini.

Ma la questione del presunto filoputinismo di Orsini, la vera pietra dello scandalo, è stata abilmente mascherata con il presunto scandalo dei compensi. La macchina del fango è stata scatenata dal “Foglio: duemila euro a puntata per “l’idolo dei putiniani” titola il quotidiano diretto da Cerasa. Come se i compensi di Fabio Fazio fossero meno scandalosi, tenendo conto che quantomeno Orsini è un docente e quindi forse quei soldi li merita più di un Fazio o una Littizzetto. Ma qui siamo dinanzi alla stessa macchina da guerra del fango usata per far fuori Sigfrido Ranucci quando diede fastidio per i suoi servizi sul business del vaccino.

Inoltre Alessandro Orsini è stato prima sottoposto alla pratica orwelliana della “vaporizzazione”: la pagina Wikipedia del giornalista e docente è stata cancellata ovviamente con pretesti futili.

Orsini è forse quindi un “putiniano”? In realtà Orsini si è espresso contro l’operazione di Putin in Ucraina ma da uomo intelligente non si limita a vedere la situzione come uno scontro tra buoni e cattivi, ma ne osserva la complessità. Cosa che stanno facendo altri intellettuali di spessore come Franco Cardini, Luciano Canfora e Alessandro Barbero.

Ma è questo che dà fastidio. Siamo in piena propaganda di guerra e il mondo va diviso semplicisticamente tra buoni e cattivi. Una propaganda che è servita al governo per imbastire un nuovo stato di emergenza fino a dicembre (cosa che, ad esempio, non hanno fatto Stati confinanti con l’Ucraina come Polonia e Ungheria) per tenersi stretta la cadrega. E come il Covid anche il kattivissimo Putin ha lo scopo, molto meschino, di salvare vitalizi e prebende.

Nessuno spazio, quindi, per le sfumature, nemmeno se sei il Papa visto che Sansonetti ha chiesto di far tacere Bergoglio che si scaglia contro le armi agli ucraini. Non si deve ragionare ma credere, obbedire e combattere e prestar fiducia all’armiamoci e partite del Duce Banchiere.

ANDREA SARTORI

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