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Notizie3 Novembre 2021

Ranucci e gli altri: le purghe degli intellettuali dissidenti

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Debora Billi analizza la situazione di Sigfrido Ranucci, evidenziando le conseguenze della sua inchiesta su Big Pharma. Si discute anche delle purghe degli intellettuali dissidenti in Italia, che affrontano gravi ripercussioni per le loro opinioni.
Punti chiave
  • Sigfrido Ranucci è un noto giornalista d'inchiesta italiano.
  • Ranucci è sotto scorta a causa delle minacce della ndrangheta.
  • La sua inchiesta sui vaccini ha suscitato polemiche e attacchi.
  • Intellettuali dissidenti vengono purgati dalla società e dalle istituzioni.
  • La macchina mediatica distrugge la reputazione di chi dissente.
L'articolo

Sigfrido Ranucci è universalmente considerato “il” giornalista d’inchiesta, forse il più conosciuto in Italia. Oggi conduttore di Report, alcune sue inchieste sono entrate nella storia: una su tutte, quella sull’uso del fosforo bianco a Falluja durante la guerra in Iraq. E’ stato lui a trovare la famosa “ultima intervista” di Paolo Borsellino ed a trasmetterla tra mille polemiche, e nella sua carriera non ha risparmiato nessuno: dall’esercito Usa a quello italiano per l’uranio impoverito, dall’alta finanza alle scorie nucleari ai traffici della ndrangheta. Proprio a causa delle minacce di quest’ultima si trova sotto scorta 24/7, e proprio per i suoi meriti professionali è oggi anche vicedirettore di RaiTre.

Ma qua finiscono le lodi a Ranucci. Perché l’uomo, il giornalista, fino a ieri incensato per il suo coraggio nel pestare i piedi a mafia e superpotenze, ha osato l’inosabile: mettere in piazza Big Pharma e i suoi interessi sui vaccini nell’ultima puntata del suo Report. Perché in Italia si può svergognare il Pentagono o i vertici dello Stato che trattano con la mafia, ma guai a toccare Pfizer e la narrativa zuccherosa sul vaccino che sempre sia lodato.

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E così, Ranucci finisce processato su tutte le gazzette come novax e persino oggetto di rabbiosa interrogazione parlamentare. Apriti Cielo! Lui si difende indignato (non è nel carattere dell’uomo la rapida marcia indietro), ma forse doveva aspettarsi quanto sta accadendo. In fin dei conti, qua non si guarda in faccia nessuno: da Cacciari ad Agamben a Barbero, a premi Nobel francesi, tutti finiscono castigati dalla macchina del fango se si permettono di deragliare, tanto o anche poco, dal verbo oggi propagandato da uno Stato che somiglia sempre più a uno Stato totalitario.

E non si tratta solo dei nomi celebri, che possono avere un’audience consistente. In questo momento assistiamo a professori cacciati dalle università, medici radiati dall’Ordine o vittime di procedimenti disciplinari, persino magistrati sospesi dal servizio. Tutti colpevoli di leso vaccino e lesa Big Pharma.

Qualche settimana fa ricordavamo i dodici professori che si opposero a Mussolini. Oggi gli intellettuali dissidenti (sì, perché ormai di dissidenza si tratta) firmano appelli che cadono nel vuoto, e ad uno ad uno vengono purgati fino a renderli inoffensivi. L’olio di ricino non si usa più, non serve più: è sufficiente la potente macchina mediatica che distrugge, metodicamente e con la massima indifferenza, gli stessi personaggi che fino a ieri adorava come grandi professionisti o santini della sinistra.

Chissà come si sentono alcuni di questi, abituati da anni a sentirsi dire “bravo”, nel ritrovarsi coperti di infamia dalla sera alla mattina magari per appena due parolette di troppo (come è accaduto a Barbero). Sarebbe bello se i nostri intellettuali, diventati vittime del regime, si unissero e aiutassero tutti insieme la popolazione ad aprire gli occhi. Qualcuno ci prova (i filosofi, in realtà), ma c’è bisogno che tutti si sveglino, prima che uno alla volta finiscano come i dieci piccoli indiani. Lasciandoci da soli, ed in balìa di chi è da tempo a libro paga.

DEBORA BILLI

 

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