Ranucci e gli altri: le purghe degli intellettuali dissidenti

Sigfrido Ranucci è universalmente considerato “il” giornalista d’inchiesta, forse il più conosciuto in Italia. Oggi conduttore di Report, alcune sue inchieste sono entrate nella storia: una su tutte, quella sull’uso del fosforo bianco a Falluja durante la guerra in Iraq. E’ stato lui a trovare la famosa “ultima intervista” di Paolo Borsellino ed a trasmetterla tra mille polemiche, e nella sua carriera non ha risparmiato nessuno: dall’esercito Usa a quello italiano per l’uranio impoverito, dall’alta finanza alle scorie nucleari ai traffici della ndrangheta. Proprio a causa delle minacce di quest’ultima si trova sotto scorta 24/7, e proprio per i suoi meriti professionali è oggi anche vicedirettore di RaiTre.

Ma qua finiscono le lodi a Ranucci. Perché l’uomo, il giornalista, fino a ieri incensato per il suo coraggio nel pestare i piedi a mafia e superpotenze, ha osato l’inosabile: mettere in piazza Big Pharma e i suoi interessi sui vaccini nell’ultima puntata del suo Report. Perché in Italia si può svergognare il Pentagono o i vertici dello Stato che trattano con la mafia, ma guai a toccare Pfizer e la narrativa zuccherosa sul vaccino che sempre sia lodato.

E così, Ranucci finisce processato su tutte le gazzette come novax e persino oggetto di rabbiosa interrogazione parlamentare. Apriti Cielo! Lui si difende indignato (non è nel carattere dell’uomo la rapida marcia indietro), ma forse doveva aspettarsi quanto sta accadendo. In fin dei conti, qua non si guarda in faccia nessuno: da Cacciari ad Agamben a Barbero, a premi Nobel francesi, tutti finiscono castigati dalla macchina del fango se si permettono di deragliare, tanto o anche poco, dal verbo oggi propagandato da uno Stato che somiglia sempre più a uno Stato totalitario.

E non si tratta solo dei nomi celebri, che possono avere un’audience consistente. In questo momento assistiamo a professori cacciati dalle università, medici radiati dall’Ordine o vittime di procedimenti disciplinari, persino magistrati sospesi dal servizio. Tutti colpevoli di leso vaccino e lesa Big Pharma.

Qualche settimana fa ricordavamo i dodici professori che si opposero a Mussolini. Oggi gli intellettuali dissidenti (sì, perché ormai di dissidenza si tratta) firmano appelli che cadono nel vuoto, e ad uno ad uno vengono purgati fino a renderli inoffensivi. L’olio di ricino non si usa più, non serve più: è sufficiente la potente macchina mediatica che distrugge, metodicamente e con la massima indifferenza, gli stessi personaggi che fino a ieri adorava come grandi professionisti o santini della sinistra.

Chissà come si sentono alcuni di questi, abituati da anni a sentirsi dire “bravo”, nel ritrovarsi coperti di infamia dalla sera alla mattina magari per appena due parolette di troppo (come è accaduto a Barbero). Sarebbe bello se i nostri intellettuali, diventati vittime del regime, si unissero e aiutassero tutti insieme la popolazione ad aprire gli occhi. Qualcuno ci prova (i filosofi, in realtà), ma c’è bisogno che tutti si sveglino, prima che uno alla volta finiscano come i dieci piccoli indiani. Lasciandoci da soli, ed in balìa di chi è da tempo a libro paga.

DEBORA BILLI

 

Debora Billi

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