I docenti che hanno il coraggio di dire NO al Green Pass

Preferirei di no: le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini” è il titolo del libro di Giorgio Boatti sui docenti che rifiutarono il giuramento al regime. Oggi, fortunatamente almeno da questo punto di vista, quei “preferirei di no accademici sono molti di più: sono ben 150 (finora) i docenti che hanno firmato un importante appello contro l’obbligo di green pass.

Scorriamo insieme la lista e subito ci è impossibile non notare, fra i nomi dei sottoscrittori, quello dello storico Alessandro Barbero, professore ordinario di Storia Medievale all’Università del Piemonte Orientale assurto in questi anni a vero e proprio fenomeno di internet e star mediatica della divulgazione storica. Va detto che Barbero ha spesso oscillato tra posizioni mainstream, come quelle riguardanti gli scritti “revisionisti” di Pansa, a uscite più “scomode” come quella sull’Unione europea che, secondo lo storico, non sarebbe democratica.

Tra gli altri nomi celebri che appaiono tra i firmatari dell’appello troviamo Paolo Becchi, professore ordinario di filosofia del diritto a Genova e Ugo Mattei, professore di diritto internazionale e comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California a San Francisco e professore di diritto civile a Torino. Mattei, oltre ad essere candidato sindaco nella sua città, qualche giorno fa si è distinto per aver capeggiato l’occupazione del Rettorato insieme ai suoi studenti per protestare contro il Green Pass.

Concentrarsi solo su personaggi noti al grande pubblico sarebbe però fuorviante, perché troviamo altre firme interessanti di illustri accademici che hanno detto no al green pass.

Per esempio Federico Focher: di certo non famoso come Barbero ma con un curriculum di tutto rispetto proprio nel campo della ricerca su DNA umano e virale e attualmente direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare “Luigi Cavalli Sforza” del CNR di Pavia: Focher ha firmato con una consapevolezza anche scientifica oltre che democratica. Altro nome interessante è quello di Anna Maria Villa, tecnico laureato con PHD in biofisica molecolare presso “La Bicocca” di Milano  e quello di Marina Piscopo, ricercatore a tempo indeterminato nel campo della biologia molecolare alla “Federico II” di Napoli.

Ma non solo storici e biologi hanno firmato l’appello. Insieme a loro, diversi giuristi, filosofi e teologi che evidentemente si stanno interrogando riguardo la liceità di tutto quel che sta accadendo. Come Andrea Zhok, professore associato di filosofia morale alla Statale di Milano  o Daniele Trabucco, professore associato di Diritto Costituzionale e dottrina dello Stato a Bellinzona che si è espresso in maniera ufficiale riguardo l’obbligo vaccinale, o ancora il professor Aldo Rocco Vitale, docente di filosofia del diritto e biogiuridica presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” che già nel 2019 parlò alla Camera riguardo il rifiuto dei trattamenti sanitari.

Se personaggi di questo calibro nel campo della biologia molecolare, della bioetica, della filosofia e del diritto stanno avanzando riserve qualcosa vorrà pur dire. Su questo bisognerebbe riflettere. Da più di un anno si invoca la parola agli esperti: ecco, qui ci sono esperti, spesso anche più titolati di coloro che sono stati chiamati dal governo, che stanno ponendo seri dubbi sulla situazione.

Speriamo solo che non accada come ai tempi di Lysenko, quando diversi scienziati che non sposavano la linea voluta dall’agronomo di Stalin che rifiutava le leggi di Mendel furono mandati nel gulag. Ma l’aria che tira, purtroppo, è quella.

ANDREA SARTORI

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