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Notizie21 Luglio 2022

Scudo anti spread, il modo in cui la BCE può votare per il ritorno di Draghi

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la possibilità che la BCE supporti un ritorno di Draghi, evidenziando le implicazioni legate allo scudo anti spread. Si discute anche delle condizioni che la BCE potrebbe stabilire per attivarlo, con potenziali effetti sulla politica economica italiana.
Punti chiave
  • La BCE potrebbe votare per mantenere Draghi al suo posto.
  • L'argomento principale è lo scudo anti spread per l'Italia.
  • Aumentando lo spread, l'Italia necessita di supporto dalla BCE.
  • Le condizioni per lo scudo potrebbero riguardare il deficit pubblico.
  • Draghi potrebbe essere richiamato per affrontare politiche neoliberiste.
L'articolo

Comunque si evolva nell’immediato la crisi di governo, bisogna mettere in conto l’eventualità che la Banca Centrale Europea voti  favore di un Draghi sempre in sella, come già peraltro hanno fatto Washington e Bruxelles, e che questo renda difficile all’Italia levarselo di torno.

La riunione della BCE che si svolge oggi,  giovedì 21, a Francoforte non deve decidere solo a proposito del rialzo dei tassi. C’è anche – e forse soprattutto, dal punto di vista dell’Italia – la questione delle condizioni per lo scudo anti spread.

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La BCE sta ruminando un meccanismo per ridurre le differenze nel rendimento dei titoli del debito pubblico all’interno dei Paesi che adottano l’euro. Praticamente, si tratta di decidere quando intervenire per abbassare lo spread. Guardacaso con le dimissioni di Draghi si è alzato lo spread fra i Btp italiani e i Bund tedeschi, e per buona misura sono crollati in borsa i titoli bancari.

Più aumenta lo spread, più l’Italia ha bisogno dello scudo anti spread della BCE. Ma non c’è mai nulla di gratuito in ciò che ha a che fare con l’Unione Europea e con l’euro. La BCE metterà in azione il suo scudo solo a determinate condizioni. Nella riunione di oggi, deve stabilire quali saranno. Nelle ipotesi de Linkiesta, queste condizioni

Forse potrebbero essere legate anche alle raccomandazioni della Commissione Ue [a proposito di deficit e rispetto del patto di stabilità]. Altro requisito potrebbe essere il raggiungimento degli obiettivi del Piano di ripresa e resilienza

Eccoli, alcuni dei modi in cui oggi la BCE può votare per Draghi. Viene dalle istituzioni UE, che lo considerano l’unico politico italiano affidabile nell’applicazione dei loro dettami. Senza Draghi, sai che letterine sul deficit pubblico e sul patto di stabilità! Peggio di quella che Draghi scrisse a Berlusconi dieci anni fa, quando si apprestava ad entrare in carica come presidente della BCE: la firmò infatti insieme al presidente uscente Trichet.

Il PNRR, poi, è il cavallo di battaglia di Draghi. I mucchi di quattrini promessi dalla Commissione Europea andranno quasi tutti restituiti. Come se non bastasse, il loro esborso è condizionato ad obiettivi che consistono nel passaggio dell’Italia sotto le forche caudine delle politiche neoliberiste.

Finché c’è stato Draghi, la Commissione Europea ha considerato raggiunti gli obiettivi del piano e ha sborsato. Difficile che, in assenza di Draghi, lo faccia con lo stesso slancio.

Forse le decisioni della BCE sulle condizioni per attivare lo scudo anti spread saranno tali da indurre Mattarella ad assegnare un nuovo incarico a Draghi, in nome della sua “credibilità” presso le istituzioni europee. E’ il primo modo in cui Francoforte può votare per lui.

Ma è legittima anche un’altra ipotesi. Draghi sapeva che le condizioni della BCE sarebbero state durissime. Si è dimesso solo per essere invocato fra qualche tempo a fronteggiarle e per ottenere carta bianca a politiche ancora più neoliberiste.

Anche in questo scenario, un ritorno di Draghi discenderebbe dal “voto” espresso a suo favore durante la riunione che la BCE tiene oggi. In questo caso il ruolo di Draghi sarebbe quello di traghettare l’Italia verso le fauci del MES, il meccanismo europeo di stabilità. Quel che resta della ricchezza nazionale sarebbe un ottimo boccone per le possenti mandibole della grande finanza internazionale. Vogliono sbrigarsi, finché c’è ancora un po’ di polpa da tritare.

GIULIA BURGAZZI

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