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Mondo27 Ottobre 2022

Possibile congelamento dei fondi europei alla Polonia, dove guarda caso si vota nel 2023

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza il possibile congelamento dei fondi europei alla Polonia, evidenziando le pressioni politiche legate alle elezioni del 2023. Si discute anche del contesto delle violazioni dello Stato di diritto e delle conseguenze per il governo di Diritto e Giustizia.
Punti chiave
  • La Commissione europea potrebbe congelare i fondi alla Polonia.
  • La Polonia è governata dal partito Diritto e Giustizia, euroscettico.
  • La questione dello Stato di diritto è centrale nel conflitto con Bruxelles.
  • La Polonia rischia di perdere 75 miliardi di euro di fondi Ue.
  • L'Unione europea ha precedenti nell'influenzare scelte politiche degli Stati membri.
L'articolo

Pare che la Commissione guidata da Ursula von der Leyen si accinga a congelare i corposissimi fondi europei alla Polonia: vuole forse indurla a votare nel modo giusto alle elezioni parlamentari del 2023? La Polonia è governata da Diritto e Giustizia, un partito conservatore euroscettico sgradito a Bruxelles. Poche settimane fa, un analogo congelamento è toccato all’Ungheria di Orban, la voce fuori dal coro delle sanzioni alla Russia.

Per adesso, non ci sono notizie ufficiali sullo stop ai finanziamenti Ue per la Polonia. Le indiscrezioni tuttavia si rincorrono da giorni: ne parlano fra gli altri sia il Financial Times sia la testata Euronews, specializzata in vicende relative all’Unione europea.

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La Polonia rischia il taglio dei fondi perché, come l’Ungheria, è accusata di violare i principi dello Stato di diritto. La contrapposizione in proposito fra Varsavia e Bruxelles è di vecchia data. Le radici sono nel 2015: l’anno in cui Diritto e Giustizia è andato al governo. La diatriba riguarda l’assetto del Tribunale costituzionale polacco. Tuttavia c’è anche un altro aspetto della faccenda. Nell’interpretazione della Commissione europea, l’applicazione piena dello Stato di diritto comprende anche la supremazia del diritto europeo su quello nazionale. La questione dello Stato di diritto in Polonia sembrava in stallo, dopo l’entusiastica adesione della stessa Polonia alla linea dura anti-russa seguita dalle istituzioni europee. E invece…

E invece, in base ai meccanismi di condizionalità che subordinano lo stanziamento dei fondi Ue al rispetto dei “valori europei” da parte degli Stati membri, sono appesi ad un filo sottile i 75 miliardi che spetterebbero alla Polonia attraverso il cosiddetto fondo di coesione per il periodo 2021-2027. Il fondo di coesione riguarda progetti e infrastrutture negli Stati a più basso reddito. La Polonia ne è il maggiore beneficiario.

Di fatto, la Polonia non ha ancora ricevuto un solo centesimo dei 75 miliardi che sembrano avviati al congelamento anche formale. Non risulta essere sbloccato neanche lo stanziamento del recovery fund per la ripresa economica post Covid della Polonia.

Non sarebbe la prima volta che l’Unione europea usa il suo potere, nonché personaggi e istituzioni non sottoposti a controllo elettorale, per stroncare scelte politiche sgradite effettuate dagli Stati membri. Quale è la difesa possibile? Forse solo scelte analoghe a Brexit?

L’esempio più famoso è la Grecia nel 2014-’15. Syriza vinse le elezioni politiche con un programma anti-austerity, ma fu obbligata a ribaltarlo e ad accettare l’austerity più dura.

Per l’Italia, si può citare la famosa lettera firmata da Trichet e Draghi che ha accompagnato alla porta l’ultimo governo Berlusconi e che ha aperto la strada a Monti nel 2011. E come dimenticare le parole della presidente della Commissione europea, von der Leyen, prima delle ultime elezioni politiche. Disse: se le cose in Italia si complicano, abbiamo gli strumenti per intervenire.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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