In Francia tornano in piazza i Gilet gialli e scattano gli arresti.

Sabato a Parigi la polizia in assetto antisommossa è intervenuta per interrompere manifestazioni non autorizzate, nei pressi di Place de la République e Champs Elysées, contro l’aumento dei prezzi e contro le riforme impopolari del presidente Emmanuel Macron. Sono stati arrestati almeno 100 manifestanti, mentre molti altri sono stati multati con l’accusa di “riunione con l’intenzione di commettere violenza o danneggiare proprietà”.

Proteste simili si sono svolte anche a Tolosa, Lione e in altre città francesi.

Il governo francese sembra terrorizzato da un possibile rinvigorimento del movimento dei Gilet gialli del 2018, che ora si sarebbe organizzato tramite i social con gli slogan “occupare le strade di Parigi” e  “rivolta contro i traditori che ci governano”.  E la paura deve essere tanta se il primo ministro, Elisabeth Borne, ha invitato gli altri membri dell’esecutivo a evitare parole o atti che potrebbero innescare tensioni, alla luce del rialzo dei prezzi e dell’imminente crisi energetica. L’allarme sociale è altissimo e la miccia potrebbe essere proprio la  classe meno agiata, i lavoratori meno pagati, che non beneficiano di alcun sussidio.

“Mentre Elisabeth Borne rassicura i capi che andrà avanti con la riforma del sistema pensionistico – le risponde da un editoriale Libération, il principale quotidiano di sinistra – il presidente è consapevole che sta camminando sulle uova: gli scioperi nel Regno Unito potrebbero essere di esempio alla gente”.

Jean-Luc Mélenchon, leader di France Unbowed, ha invitato a “organizzare una grande marcia su Parigi, una dimostrazione di forza” per  il mese prossimo. I sindacati Cgt e Sud hanno inoltre indetto scioperi nel settore sanitario per il 22 settembre nonché proteste nazionali contro un nuovo disegno di legge volto a ritoccare al ribasso i sussidi di disoccupazione.

Evidentemente insomma non bastano le misure prese da Macron, che ha cercato di contenere l’aumento dell’energia elettrica al 4% e sovvenzionato un calo di 30 centesimi al litro dei prezzi alla pompa. Nonostante questi provvedimenti il presidente francese non ha potuto fare a mano di  chiedere al Paese di prepararsi a fare sacrifici per risparmiare energia ed evitare il razionamento invernale: evidentemente è chiaro anche a lui che non ci saranno misure che tengano per evitare un inverno davvero duro.

Le proteste comunque non si fermano alla sola Francia: come testimoniato dai 70mila cittadini in piazza a Praga contro il governo ceco, tutta l’Europa rischia di diventare una pentola a pressione, pronta ad esplodere sotto il peso della crisi sociale. Insieme al Regno Unito. Avevamo scritto del movimento di disobbedienza civile contro il caro bollette “Don’t pay Uk”. Ma non c’è solo questo. Dopo un’estate di scioperi e proteste, la rabbia della gente sembra aumentare ulteriormente. La situazione nei centri delle grandi città pare stia sfuggendo di mano: sempre più frequenti gli episodi di disordini localizzati che vedono protagonisti cittadini comuni, come quello di Nottingham, dove qualche giorno fa più di 50 ragazzi hanno razziato un fast food. La polizia inglese è già in allerta aspettandosi  per questo inverno un aumento della criminalità e problemi di ordine pubblico , frutto della crisi energetica e dell’aumento incontrollato del costo della vita.  “Usciremo dalla tempesta” rassicura Liz Truss, il neo primo ministro del Regno Unito, ma per il momento segnali positivi in tal senso non sembrano farsi strada.

 

ANTONIO ALBANESE

 

 

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