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Speciali13 Marzo 2022

Meta incita all’odio contro la Russia

Emmanuel Goldstein è il Nemico supremo del Partito nel capolavoro distopico di George Orwell, 1984. Per scaricare la violenza collettiva contro la minaccia esterna, il Grande Fratello ha istituzionalizzato i due minuti d’odio. Si tratta di una pratica collettiva che viene esercitata sui luoghi di lavoro o dove sia possibile. Ci si riunisce al segnale emesso dagli altoparlanti davanti un teleschermo che proietta immagini del nemico supremo, Goldstein, e sequenze violente di guerra accompagnate da suoni e rumori fastidiosi studiati per coinvolgere gli spettatori. Dopo pochi secondi, il pubblico inizia a inveire contro il nemico o lo schieramento con cui ci si trova in guerra in quel momento, imprecando e lanciando oggetti contro il teleschermo.

📺 Pubblicato su YouTube · Canale Visione TV
Il video analizza come Meta stia fomentando l'odio contro la Russia, permettendo contenuti violenti sui social. Viene tracciato un parallelo con le tecniche di demonizzazione del dissenso descritte da Orwell nel suo romanzo '1984'.

Meta, l'azienda di Mark Zuckerberg, ha recentemente modificato le proprie politiche riguardanti l'incitamento all'odio, consentendo la pubblicazione di contenuti violenti contro la Russia in relazione all'invasione dell'Ucraina. Questa decisione, riportata da un'esclusiva dell'agenzia stampa Reuters, ha suscitato preoccupazioni riguardo alla demonizzazione di un intero popolo e alla creazione di un clima di odio e divisione. La scelta di permettere messaggi che inneggiano alla morte di leader russi e bielorussi non è solo un atto di incitamento, ma riflette una tendenza più ampia verso la polarizzazione dell'opinione pubblica.

Questa situazione evoca il concetto orwelliano dei "due minuti d'odio", un rituale descritto nel romanzo "1984" di George Orwell, in cui la popolazione è incitata a sfogare la propria rabbia contro un nemico comune. In questo caso, la Russia assume il ruolo di capro espiatorio, utilizzato per unire le masse contro una minaccia percepita. La continuità di queste pratiche è evidente: se in passato i dissidenti erano etichettati come "negazionisti" o "no vax", oggi chi esprime opinioni critiche nei confronti della narrativa dominante sulla Russia viene additato come "filorusso".

Il clima di isteria e psicosi che si è creato in seguito a questa modifica delle politiche di Meta è preoccupante. In Italia, si sono già registrati episodi di boicottaggio nei confronti di autori russi, come Dostoevskij, e tentativi di ostracizzare atleti russi dalle competizioni sportive. Queste azioni non solo alimentano l'odio, ma possono anche sfociare in conflitti sociali, dove innocenti vengono coinvolti in una caccia alle streghe contemporanea. La cultura del sospetto si diffonde, e il potere si nutre di questa divisione, mentre i cittadini vengono distratti dai veri problemi.

La decisione di Meta di allentare le regole sull'incitamento all'odio rappresenta un pericoloso precedente. Non si tratta solo di un'azienda che modifica le sue politiche, ma di un meccanismo che legittima e normalizza la violenza verbale e l'odio contro un intero gruppo. Questo approccio non fa altro che perpetuare un ciclo di violenza e divisione, mentre il potere continua a operare nell'ombra, approfittando delle crisi per giustificare misure sempre più restrittive e liberticide.

In un contesto così delicato, è fondamentale mantenere viva la voce critica e denunciare le strutture oppressive che mirano a silenziare il dissenso. Solo attraverso un'informazione libera e critica si può sperare di contrastare la deriva totalitaria che si sta manifestando, non solo nei confronti della Russia, ma in un contesto globale dove il potere cerca di controllare e manipolare le masse attraverso la paura e l'odio.

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