Michela Marzano, filosofa, docente all’Università Paris V ed ex deputata del Partito Democratico, è nell’occhio del ciclone per le sue posizioni sull’utero in affitto, In un articolo pubblicato ieri sulla Stampa di Torino ribadisce il concetto già espresso in un altro pezzo apparso su Repubblica lo scorso marzo.

La Marzano, rispondendo alla proposta di di legge di Giorgia Meloni che punta a rendere l’utero in affitto reato universale, sostiene che bisogna superare il tabù della gestazione surrogata. Questo è un salto culturale non da poco se si pensa che solo nel 2016, quindi non secoli fa, durante il dibattito sulla legge sulle cosiddette unioni civili tra persone dello stesso sesso, nel 2016, durante il dibattito sull’unione omosessuale la maternità surrogata era “considerata l’ultima frontiera, l’orrore massimo, l’inaccettabile per chiunque, la pratica che nessuno avrebbe mai e poi mai potuto sdoganare, ma anche solo accettare”.

Che ora un’accademica vicina al maggior partito politico italiano arrivi a sdoganare tutto questo. E come lo argomenta la signora Marzano? Dicendo che l’utero in affitto sarebbe preferibile all’abbandono.
Innanzitutto la Marzano arriva a paragonare l’utero in affitto al donare organi. “Avrei proposto la gratuità, come accade quando si dona un organo“. Si arriva sempre a paragonare il bambino ad una cosa. Poi, dice ancora la Marzano, “rispetto all’adozione, evita ai bambini il trauma dell’abbandono” evocando indirettamente le ruote medioevali. Insomma è un “gesto di libertà”.

Ne siamo sicuri. Certo, qualora mi leggesse, la signora Marzano potrebbe porre al sottoscritto le stesse domande poste a Giorgia Meloni: “Con quali donne ha parlato?” Sempre sottintendendo il dramma della povertà di tante donne. Certo, lo sappiamo che tante donne si sottopongono a questa pratica perché vivono un dramma: quello della povertà. Non è un caso che sia praticata in Paesi poverissimi come l’Ucraina. Perché forse la signora Marzano pensa un po’troppo alle madri occidentali, ma non pensa a quelle donne che, per povertà, accettano di mettere al mondo figli che saranno loro strappati.

Perché purtroppo l’utero in affitto è un orrendo business, la frontiera ultima di un capitalismo che sta oggettificando tutto, persino gli esseri umani (e questo vale anche per il business dell’immigrazione) condendolo con un po’ di retorica lacrimosa.

Purtroppo non abbiamo parlato con le donne che si fanno strappare figli appena nati per darli ad altre donne. Essendo uomini non riusciamo nemmeno a comprenderne il dolore viscerale. Ma lo immaginiamo. E ci basta per capire che razza di pratica barbarica sia questa.

ANDREA SARTORI

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