Uno studio dell'American Economic Journal dimostra che la tv di intrattenimento ai nostri giorni rende
cretini; già il pensatore liberale Popper, padre della società aperta, aveva intuito il pericolo, sostenendo come la televisione fosse diventata un potere troppo grande, in grado di impedire l'esistenza stessa di una democrazia degna di questo nome.
Le analisi di Popper scatenarono in passato roventi polemiche, ma la scienza moderna sembra dare ragione al filosofo austriaco; gli autori dello studio prima richiamato hanno infatti dimostrato come gli individui esposti alla tv di intrattenimento fin da bambini, diventino poi adulti meno sofisticati dal punto di vista cognitivo, adulti che votano poi partiti e movimenti cresciuti grazie ad una retorica semplificata e fasulla ma suggestiva ed ipnotica, capace quindi di ammaliare un uditorio già disabituato al pensiero critico.

Un recente studio pubblicato sull'American Economic Journal solleva interrogativi inquietanti circa l'impatto della televisione di intrattenimento sulla formazione del pensiero critico e sulle scelte politiche degli individui. Secondo i ricercatori, l'esposizione prolungata a contenuti televisivi di bassa qualità, a partire dall'infanzia, porta a una diminuzione delle capacità cognitive negli adulti. Questa tesi trova eco nei pensieri del filosofo austriaco Karl Popper, il quale, già decenni fa, avvertiva del pericolo rappresentato da un mezzo di comunicazione così potente, capace di compromettere le fondamenta stesse della democrazia.
Popper sosteneva che la televisione avesse assunto un potere eccessivo, capace di influenzare l'opinione pubblica in modi subdoli. Le sue analisi, che in passato hanno suscitato accesi dibattiti, sembrano oggi trovare conferma nelle evidenze scientifiche contemporanee. Gli autori dello studio hanno dimostrato che gli individui esposti a questo tipo di intrattenimento tendono a sviluppare una preferenza per partiti e movimenti politici che adottano una retorica semplificata, talvolta ingannevole, ma estremamente suggestiva.
Questo fenomeno solleva interrogativi sulla qualità del dibattito politico e sulla capacità degli elettori di compiere scelte informate. La retorica ipnotica, che caratterizza molti messaggi mediatici, sembra riuscire a catturare l'attenzione di un pubblico sempre più disabituato a un pensiero critico e analitico. La tendenza a votare per opzioni politiche che si distaccano dalla complessità della realtà può portare a una polarizzazione delle posizioni e a una crescente difficoltà nel dialogo democratico.
In un contesto in cui la televisione continua a essere uno dei principali veicoli di informazione, la questione della sua influenza sulla formazione delle opinioni politiche diventa cruciale. La sfida è quindi quella di promuovere una cultura del pensiero critico, che possa contrastare gli effetti deleteri di una comunicazione semplificata e superficiale. La consapevolezza di questo problema potrebbe rappresentare un primo passo verso una democrazia più sana e informata, capace di affrontare le sfide del presente con strumenti adeguati.
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