Perché in Italia ci sono così tanti morti nonostante le restrizioni? Sono tutti morti di Covid o sono morti con il Covid? Sono le domande centrali di un servizio della trasmissione di Rai2, ReStart che si è occupato di mostrare
il conflitto di interessi dietro alla catalogazione delle morti Covid. Nelle ultime settimane sembra che la narrazione pandemica inizi a vacillare: se questo è un ottimo segnale, è pur vero che il potere ha strumentalizzato la crisi sanitaria come un laboratorio sociale per introdurre misure liberticide e creare un precedente, aprendo le porte alla sorveglianza digitale di massa. E' stata così dimostrata la possibilità che uno stato di eccezione può essere creato con qualsiasi pretesto e che qualunque minaccia globale può condurre all'imposizione di norme liberticide e assurde. La battaglia per riappropriarci del nostro futuro inizia adesso: riflettere sui nostri limiti e sui nostri errori per tornare alla normalità e arginare il pericolo del Grande Reset.
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La recente inchiesta della trasmissione di Rai2, ReStart, ha sollevato interrogativi cruciali riguardo alla gestione della pandemia in Italia, in particolare sulla catalogazione delle morti legate al Covid-19. Le domande su quanti dei decessi registrati siano realmente attribuibili al virus, e quanti siano invece casi di pazienti deceduti con Covid, ma per altre cause, hanno iniziato a emergere anche nel dibattito mainstream. Questo segnale di apertura è visto da alcuni come un primo passo verso una revisione critica della narrazione pandemica, che sembra vacillare sotto il peso di nuove evidenze.
Nel contesto di un crescente scetticismo pubblico, la trasmissione ha messo in luce il conflitto di interessi che potrebbe aver influenzato la registrazione dei decessi. È emerso che gli ospedali, a partire dal 2021, ricevono rimborsi per ogni paziente Covid, creando un incentivo economico a catalogare i decessi in modo favorevole. Questa pratica ha alimentato sospetti di manipolazione dei dati, suggerendo che la crisi sanitaria sia stata sfruttata non solo per motivi di salute pubblica, ma anche per interessi economici e burocratici.
Nonostante il panorama di crescente disillusione, le misure restrittive continuano a persistere in Italia, mentre altri paesi europei stanno allentando le loro politiche. Questa discrepanza ha portato a una riflessione più ampia sulla natura delle politiche adottate durante la pandemia, che alcuni considerano come un laboratorio sociale per testare la reazione della popolazione a misure liberticide. La creazione di un capro espiatorio, rappresentato dai cosiddetti "novax", ha ulteriormente polarizzato il dibattito, relegando a una posizione marginale le voci critiche e le preoccupazioni legittime sui diritti civili.
Le recenti aperture nel discorso pubblico suggeriscono che vi sia un risveglio collettivo, con sempre più individui che iniziano a mettere in discussione la narrazione dominante. Tuttavia, è fondamentale riconoscere che il potere ha dimostrato di saper trarre vantaggio dalle crisi, utilizzando la pandemia come un'opportunità per implementare misure di controllo sociale e sorveglianza digitale. Il Green Pass, ad esempio, è stato visto non solo come una misura sanitaria, ma come un passo verso una forma di capitalismo della sorveglianza, in grado di normalizzare pratiche di monitoraggio e controllo.
In questo contesto, la battaglia per la libertà e per un futuro in cui i diritti civili siano rispettati è appena iniziata. La consapevolezza dei limiti e degli errori commessi durante la pandemia è essenziale per evitare che tali misure diventino permanenti. La sfida principale sarà quella di ripristinare un equilibrio tra sicurezza e libertà, evitando che la paura continui a guidare le decisioni politiche e sociali. Solo attraverso un'analisi critica e una partecipazione attiva si potrà sperare di arginare il pericolo di un Grande Reset che minaccia di ridefinire la società in modi potenzialmente distopici.
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