La Corte UE affibbia una mega multa alla Polonia. Si avvicina Polexit?

L’Unione Europea sembra uno di quei regimi in crisi che, sentendosi deboli, si irrigidiscono anziché trasformarsi ed accelerano così di fatto la propria rovina. Dopo il Brexit, l’UE non potrebbe sopravvivere a un Polexit, ma l’ideona di affibbiare una mega multa alla Polonia per la questione dello stato di diritto – un milione di euro al giorno, ha stabilito ieri, mercoledì 27 ottobre,  la Corte di Giustizia UE – colpisce al cuore le ragioni della permanenza di Varsavia all’interno del blocco.

La Polonia, è universalmente riconosciuto, ha usato l’UE come un bancomat. E’ il maggior beneficiario netto dei fondi europei. Ma la situazione sta per invertirsi. A causa della sua crescente prosperità economica, la Polonia riceve sempre meno fondi e nel giro di pochi anni diventerà uno stato pagatore. E ai polacchi, a differenza dei servili governi italiani, questo piace poco.

Se il vantaggio economico è il motivo che lega Varsavia a Bruxelles, accelerare l’arrivo del momento in cui questo vantaggio cesserà di esistere significa davvero pigiare sul pedale del Polexit. Eppure…

Eppure la multa di un milione di euro al giorno si somma a un’altra multa, stavolta di 500.000 euro al giorno, che la Corte UE ha affibbiato alla Polonia nel settembre scorso per una questione che riguarda la miniera di lignite di Turow. E anzi in quel caso i giudici sono stati ancora clementi, perché la Repubblica Ceca, che ha promosso la causa, chiedeva una penalità dieci volte più alta.

Ma a proposito del pagamento di 500.000 euro quotidiani è accaduto un fatto che ha pochi precedenti.  Le multe UE finora sono state inflitte e accolte con spirito – diciamo – tutto sommato sportivo: mica come quelle dell’autovelox, che se non paghi ti arriva la cartella esattoriale a casa. A proposito della multa per miniera di lignite, invece, la Commissione Europea ha avvertito la Polonia che tratterrà i 500.000 euro quotidiani, più gli interessi, dagli stanziamenti a favore della Polonia stessa.

Facile immaginare una prossima decisione analoga anche per la multa di un milione di euro al giorno relativa allo stato di diritto. La cosa, oltretutto, si somma al fatto che, nell’ambito di quest’ultima disputa, la Commissione Europea ha già congelato le cospicue somme spettanti alla Polonia attraverso il recovery fund.

A Bruxelles c’è l’abitudine di risolvere gli scontri attraverso compromessi raggiunti in segrete stanze ovattate affinché ciascuno salvi la faccia e tutti possano continuare a mostrare armonici sorrisi. Bastava che l’Unione Europea non si irrigidisse: c’era la possibilità di allestire un finale del genere anche per lo scontro sullo stato di diritto, che può essere riassunto così: secondo la Commissione europea il diritto UE è preminente sul diritto nazionale mentre secondo la Polonia lo è solo per gli ambiti che gli Stati hanno devoluto alla UE.

Austerity e regole di bilancio a parte, a Bruxelles hanno trovato compromessi più o meno acrobatici su tutto: sono maestri in questo campo. Stavolta no. Stavolta ci sono tutte le premesse perché lo scontro si espanda ulteriormente e si moltiplichino anche le conseguenze finanziarie.

Il Parlamento europeo, pochi giorni fa, ha chiesto alla Commissione Europea di usare tutte le armi possibili contro la Polonia: procedura di infrazione e soprattutto innesco del meccanismo di condizionalità relativo allo stato di diritto, che consiste – di nuovo – nel tagliare i fondi. Tutti i fondi. E siccome la Commissione Europea non ha ancora provveduto, il Parlamento europeo si accinge a citare in giudizio proprio la Commissione: che a questo punto qualcosa dovrà pur fare. Ogni mossa potrà essere rovinosa.

Prima possibile mossa: dietrofront, scusate tutti, la Polonia ha ragione nel difendere la sua sovranità nazionale. Improbabilissimo. Se anche fosse, passerebbe comunque il principio polacco che ciascuno è padrone a casa sua: un principio lontanissimo da quelli che segue l’UE e che  condurrebbe comunque più o meno lentamente alla disgregazione del blocco. Seconda mossa possibile: OK, il Parlamento europeo ha ragione, chiudiamo in tutto o in parte i rubinetti del denaro alla Polonia. Col che, davvero, la Polonia avrebbe ulteriori motivi per non rimanere e il Polexit  – la disgregazione dell’UE – diventerebbe il più probabile e rapido esito finale.

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Debora Billi

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