La Polonia non si piega a Bruxelles e rivendica la sua piena sovranità

Mentre in Italia la difesa della Costituzione e della democrazia è affidata al popolo che nelle piazze, nei porti e nelle autostrade contesta il tentativo di cancellare i diritti inalienabili previsti nella nostra Carta Fondamentale, in Polonia è il governo a lottare contro le tecnocrazie dell’UE per difendere la sovranità e l’indipendenza del Paese.

A innescare l’ultimo e più grave scontro tra Bruxelles e Varsavia è stata la sentenza della Corte Costituzionale polacca, che ha stabilito che la Costituzione è la fonte primaria del diritto e che  alcuni regolamenti dell’Ue non sono compatibili con la Carta dello Stato polacco.

Su diversi temi c’erano state frizioni tra il governo polacco e le istituzioni europee, ma in questo caso si tratta di una questione fondamentale, che mina alla radice il progetto di un super stato europeo, realizzabile solo attraverso lo svuotamento di sovranità degli Stati nazionali. La Corte Suprema polacca ha messo nero su bianco che questo progetto è illegale ed eversivo, in quanto incompatibile con la Costituzione.

Immediata la risposta di Bruxelles che ha minacciato la Polonia puntando, come sempre, al portafogli, ventilando il blocco dei fondi del recovery per Varsavia.

La risposta del premier polacco Mateusz Morawiecki  è arrivata subito, con una chiarezza e un coraggio inimmaginabili per la politica italiana:

“La Polonia è attaccata in modo parziale e ingiustificato. Non è ammissibile che si parli di sanzioni. Respingo la lingua delle minacce e del ricatto”

ha affermato Morawiecki  intervenendo al Parlamento europeo, e senza giri di parole è arrivato al punto: “Il diritto dell’Unione non può essere sopra le Costituzioni, non può violarle – ha rimarcato -. L’Unione Europea non è uno Stato, lo sono invece i 27 Paesi membri dell’Ue che rimangono sovrani, al di sopra dei Trattati. Sono gli Stati membri che decidono quali competenze vengono trasferite all’Unione. bisogna dire basta, le competenze dell’Unione europea hanno dei limiti, non si può continuare a tacere nel momento in cui vengono oltrepassati questi limiti

Morawiecki  ha in pratica rivendicato la sovranità politica della Polonia, indicando nell’UE un organismo sovranazionale che non può e non deve sostituirsi e cancellare gli Stati nazionali, unici veri detentori della sovranità democratica.

Il premier polacco ha anche messo in guardia quanti pensano di poter piegare la Polonia con attacchi finanziari o di altra natura. “Noi siamo un Paese fiero– ha detto – abbiamo pagato con tante vittime la nostra lotta per la democrazia. Abbiamo combattuto contro il Terzo Reich e lottato anche quando Solidarnosc ha dato speranza di rovesciare il sistema totalitaristico russo“.

Ed è proprio questo l’elemento chiave che divide i Paesi dell’est, quelli del Gruppo di Visegrad, dai Paesi occidentali: la recente esperienza del comunismo sotto il dominio dell’Unione Sovietica.

Noi italiani abbiamo riconquistato l’autodeterminazione e la democrazia più di 70 anni fa, mentre i polacchi, così come gli altri europei dell’est, sono liberi e sovrani da appena 30 anni e ricordano bene cosa significhi essere privati dell’autodeterminazione in base a un progetto internazionalista, allora di stampo comunista oggi ultracapitalista, entrambi accomunati per altro dalla lotta senza quartiere all’identità cristiana della Polonia. Dalla consapevolezza di cosa significhi essere privi di sovranità nazionale deriva la determinazione dei Paesi ex comunisti nella difesa della propria indipendenza nazionale.

E se non si sono fermati davanti ai carri armati immaginiamo quanta paura possano avere dei richiami dei tecnocrati di Bruxelles.

Giova anche ricordare che un’eventuale Polexit sarebbe una prospettiva catastrofica per l’UE, già segnata dall’abbandono britannico, e soprattutto per la Germania, profondamente integrata da un punto di vista industriale con la Polonia .

Il PIL polacco è quasi decuplicato negli ultimi 10 anni,  passando da poco più di 60 a circa 600 miliardi di dollari, nello stesso periodo, tanto per fare un esempio, l’Italia non ha neppure raddoppiato il suo prodotto interno. Contrariamente a quanto viene affermato non sono i fondi europei ad aver causato questa crescita straordinaria, quanto piuttosto l’integrazione industriale con la Germania. L’industria tedesca ha ampiamente approfittato della disponibilità di un vicino con una forza lavoro molto qualificata e con infrastrutture efficienti ma con un costo dei lavoro molto più basso, per delocalizzare parte della sua produzione.

Un’uscita dall’UE di Varsavia sarebbe un disastro per Berlino oltre che per Bruxelles e per questo le minacce della Von der Leyen appaiono di difficile concretizzazione. Più verosimilmente si cercherà di destabilizzare dall’interno il governo, con proteste ed attacchi mediatici, ma vista la determinazione dei polacchi nel difendere la propria libertà che un tale tentativo possa avere successo appare improbabile.

ARNALDO VITANGELI

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