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Notizie12 Gennaio 2023

Il ritrovamento dei documenti di Biden

Di ·450 contenuti pubblicati
Il ritrovamento dei documenti di Biden
Martina Giuntoli analizza il ritrovamento di documenti riservati da parte di Joe Biden, evidenziando possibili implicazioni legate alla sua presidenza. Si discute anche delle differenze mediatiche rispetto al caso di Donald Trump e del contenuto dei documenti rinvenuti.
Punti chiave
  • Documenti riservati trovati al Penn Biden Center il 2 novembre 2022.
  • I legali di Biden hanno notificato l'archivio nazionale il giorno successivo.
  • I documenti riguarderebbero informazioni su Ucraina, Iran e Regno Unito.
  • Differenze mediatiche tra i casi Biden e Trump sono evidenti.
  • Il procuratore generale Merrick Garland sta valutando le circostanze del ritrovamento.
L'articolo

A pochi mesi dal raid nella proprietà di Donald J.Trump a Mar-a-Lago, si torna a parlare di ritrovamento di documenti “sottratti” a fine mandato. Ma non è il tycoon di New York questa volta ad essere coinvolto. Tocca invece all’attuale presidente Biden, e con un possibile colpo di scena di non poco conto.

Gli avvocati del presidente hanno fatto sapere di aver trovato un numero imprecisato di documenti contrassegnati come riservati il 2 novembre 2022, appena prima delle elezioni di medio termine, in un cassetto che Biden utilizzava quando era un privato cittadino.

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I legali hanno poi provveduto a notificare del ritrovamento l’archivio nazionale, ovvero l’ente deputato alla conservazione degli stessi, il giorno seguente, 3 novembre.

Il luogo del ritrovamento è alquanto singolare. Si tratta del Penn Biden Center for Diplomacy and Global Engagement, un think tank aperto nel 2018, a pochi minuti a piedi da Capitol Hill, realizzato in collaborazione con l’Università della Pennsylvania, da cui il nome.

Il Penn Biden Center, un luogo di cui si sa poco o nulla, racconta poco di sé anche sul suo sito web. Si parla di relazioni internazionali, Covid, democrazia e altri elementi di una mission davvero generica. Verrebbe quasi il sospetto che il centro sia abbandonato a se stesso se non fosse per qualche post invece su Twitter. Ad essere precisi, un post all’anno circa. 

Un ritrovamento del tutto casuale, pare, quello dei documenti, in quanto i legali si trovavano sul luogo per svuotare l’ufficio di Biden. Non è chiaro chi abbia in questi anni avuto accesso a quell’edificio e a quell’ufficio in particolare negli anni. I legali riferiscono che l’ufficio al Penn Biden Center è stato in uso al presidente da fine 2017 fino al 2020. Nulla di più.

Il procuratore generale Merrick Garland, sta valutando le circostanze del ritrovamento e soprattutto i contenuti di quanto rinvenuto. Tuttavia il consigliere di Biden, Richard Sauber, ha già fatto sapere che si tratterebbe di documenti risalenti alla presidenza di Obama.

Secondo la legge statunitense i documenti governativi ufficiali e riservati devono essere consegnati all’archivio nazionale una volta che il presidente e la sua amministrazione lasciano gli uffici di loro pertinenza a fine mandato. Joe Biden è stato vice presidente di Obama quindi non poteva declassificare documenti.

Come riportato da diverse fonti, i contenuti dei documenti riguarderebbero informazioni riservate di intelligence americana su Ucraina, Iran e Uk. In quelle pagine, circa una decina, se la Cnn ha ragione, vi sarebbero le prove di tutti i legami di Joe Biden con quei Paesi.

Non sarebbe quindi un caso che abbiano atteso, a fare queste rivelazioni, fino a dopo le elezioni di medio termine, quando hanno messo a tacere tutti i casi di sospetta irregolarità.

Nei giorni scorsi Trump aveva scritto un post sul suo social Truthchiedendo quando avrebbero fatto a Joe Biden quello che avevano fatto a lui, lamentando sempre il problema del doppiopesismo.

E infatti i media di regime non hanno atteso nel fare le loro dovute differenze tra l’episodio accaduto in Florida e quello di Washington, dipingendo il raid a casa di Trump dovuto e assai più grave. Aveva dei documenti nella sua residenza, non in ufficio.

Mentre Trump era presidente (e quindi poteva declassificare), del repubblicano si è fatto un caso pubblico mediaticamente molto rilevante, invece del democratico si è detto poco o niente.

Ma c’è molto di più. E questo potrebbe davvero essere un colpo di scena.

Trump molto probabilmente nel suo post sapeva di quali documenti stava parlando. I contenuti rinvenuti al Penn Center sembrano incredibilmente simili a ciò che l’Fbi aveva preso a Mar-a-Lago. E fu proprio lo stesso Trump a dichiarare di aver preso quelle carte per evitare un insabbiamento in pieno stile Biden.

In effetti, a ben pensare, si tratterebbe documenti relativi all’accordo ultra milionario di Obama con l’Iran, della morte di John McCain, degli affari illeciti in Ucraina, nonché l’agente dell’MI6 Christopher Steel che ha partecipato al Russiagate.

In sostanza ciò cui abbiamo assistito a Mar-a-Lago altro non sarebbe stato se non l’Fbi che andava a riprendersi i documenti su ordine di Biden.

A questo punto, la gente non ha più voglia di vedere liti sulla declassificazione dei documenti, quanto piuttosto il loro contenuto.

Sarebbe davvero interessante sapere perché Biden stia cercando in ogni modo di tenere quelle carte segrete, inscenando presumibilmente la pantomima a Mar-a-Lago. Sarebbe ancora più interessante sapere chi avrebbe tradito il democratico, dal momento che al Penn Biden Center non vi era particolare ragione che si recasse qualcuno.

E la storia che siano stati i legali a fare il ritrovamento davvero non sembra reggere.

Alla prossima puntata.

MARTINA GIUNTOLI

 

 

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