Russiagate: ora il procuratore Durham è alla porta di Hillary Clinton

Non è trascorso molto tempo da quando ci siamo chiesti quale fosse il reale significato delle recenti apparizioni pubbliche di Hillary Clinton, dopo che la donna era stata a lungo nell’ombra.

Beh, ora possiamo dire di saperlo con certezza. Anche le prede, di tanto in tanto ,si affacciano dalla tana per controllare se il lupo che dà loro la caccia se n’è andato o se è invece rimasto nei pressi, In attesa del momento giusto per colpire. Allo stesso modo, la Clinton sa che il suo momento si sta avvicinando, e proprio per questo sta verificando come muoversi nel modo migliore, cercando di capire di chi si può ancora fidare ad oggi, per ricevere supporto in caso di necessità.

Il lupo, dicevamo, sa dov’è la preda e si sta abilmente muovendo verso di lei in maniera tale da non lasciarle via d’uscita. John Durham è arrivato a destinazione.

Ricordiamo che le indagini di Durham sul cosiddetto “Russiagate” hanno portato ad altri  arresti prima dei nuovi sviluppi di questi giorni. Sicuramente si ricorderà Igor Danchenko, prelevato da casa sua  il 3 novembre, e , secondo Durham , la fonte primaria del rapporto Steele, il finto documento che legava Trump alla Russia, così come non possiamo non ricordare Michael Sussmann, uno dei legali dello studio Perkins Coie. La Clinton pagò profumatamente il dossier Steele ed il lavoro fatto da Fusion GPS, dopo che lo stesso Sussmann  concordò l’affare per lei.

Ma si deve riprendere da Danchenko per comprendere gli ultimi sviluppi. L’uomo, dopo che il team legale che aveva scelto  ha lasciato la causa, si è messo nelle mani di Stuart Sears, lo stesso avvocato che sta curando la difesa del comitato elettorale del 2016  “Hillary for America”, oltre  a numerosi suoi impiegati.

Perché lo stesso legale dovrebbe difendere Danchenko ed il comitato elettorale della Clinton? E soprattutto non si ravvede l’evidente quanto grossolano  conflitto di interessi, visto che ambo le parti sono imputate nello stesso processo e le sorti dell’uno potrebbero dipendere dalle sorti dell’altro? Durham non solo ha compreso che questo fosse possibile, ma anche che fosse pericoloso per le indagini.

Durham, infatti, evidenza tutti i dubbi a riguardo suo ultimo report. Danchenko potrebbe sapere del ruolo attivo della Clinton nella redazione del rapporto Steele, essendo tuttavia invitato a non parlarne poiché difesi dallo stesso team legale. Oppure il comitato della Clinton potrebbe essere a conoscenza dei metodi utilizzati da Danchenko nel reperire informazioni, ma non poterne far parola con la legge sempre su consiglio del team. O, infine, le due parti potrebbero essersi riunite più volte per parlare del dossier e potrebbero avere entrambe interesse a non rendere nota la faccenda.

Una cosa è certa, tuttavia.  Durham sta seguendo una pista ben precisa,  e non ci vuole molto a capire che questa strada punti verso il preciso e diretto coinvolgimento del comitato elettorale della Clinton nel RussiaGate e nella redazione dei documenti che stanno a suo fondamento. Non a caso il comitato ed alcuni dei suoi ex impiegati saranno sentiti perché oggetto di estremo interesse davanti al consiglio speciale.

Inutile dire che, ormai ad un passo dalla conclusione della questione Russiagate, è impossibile non pensare alle possibili conseguenze che la questione avrebbe in Italia. Sappiamo da diverse fonti che Roma è stata la base logistica dell’ intrigo internazionale, dove i vari pezzi del puzzle si sono incontrati.

E come in un magico effetto domino, quando il primo tassello cade, si spera che gli altri possano venir giù di conseguenza. E magari, chissà, grazie alle decisive informazioni di Julian Assange.

MARTINA GIUNTOLI

Martina Giuntoli

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