Il #coronavirus ha sancito la fine della società aperta e ha mostrato che la vera minaccia è nel #liberismo sfrenato. Parola d'ordine: chiusura. L'analisi di Aleksandr #Dugin per Vox Italia Tv

La pandemia di coronavirus ha avuto un impatto profondo e duraturo sulle strutture sociali e politiche a livello globale, segnando, secondo Aleksandr Dugin, la fine dell'epoca delle società aperte. Dugin sottolinea come il virus abbia messo in evidenza le debolezze del sistema liberista, evidenziando che la risposta alla crisi sanitaria è stata caratterizzata da una crescente chiusura, sia a livello di frontiere che di relazioni interpersonali. Questo fenomeno, secondo l'analisi, rappresenta un istinto primordiale di autodifesa contro una minaccia percepita come globale e inarrestabile.
In questo contesto, Dugin critica l'atteggiamento complottista che ha preso piede in molte discussioni pubbliche, ritenendolo un ostacolo alla comprensione della gravità della situazione. Egli afferma che la vera sfida non è solo sanitaria, ma rappresenta una crisi della civilizzazione stessa, che richiede una riflessione profonda sui paradigmi di apertura e globalizzazione che hanno dominato le ultime decadi. La chiusura, quindi, non è vista solo come una reazione immediata alla pandemia, ma come un'opportunità per ripensare e ristrutturare le società in un'ottica di maggiore protezione e sovranità nazionale.
Dugin propone una visione in cui la chiusura delle società diventi una strategia politica a lungo termine, suggerendo che la fine della pandemia non debba coincidere con un ritorno alla situazione pre-esistente, che lui considera insostenibile. L'analisi invita a costruire una "fronte comune" tra diverse forze politiche, sia di sinistra che di destra, che condividano un'opposizione alla globalizzazione e al liberismo. Questo approccio mira a creare un nuovo paradigma politico che valorizzi la giustizia sociale e la sovranità nazionale, elementi che, secondo Dugin, sono stati trascurati nel contesto del capitalismo globale.
In sintesi, il pensiero di Dugin si inserisce in un dibattito più ampio sulla direzione futura delle società post-pandemia. La sua analisi invita a riflettere su come la crisi sanitaria possa fungere da catalizzatore per una ristrutturazione radicale delle relazioni sociali e politiche, spingendo verso un modello di società che favorisca la chiusura e la protezione rispetto a un passato caratterizzato da una crescente apertura e interconnessione. La sfida, dunque, è quella di rispondere a questa crisi in modo proattivo, costruendo un futuro che non ripeta gli errori del passato.
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