Una crepa nella compattezza Ue a proposito delle autolesionistiche sanzioni alla Russia. Il Belgio, il piccolo Belgio, si è astenuto sull’ottavo pacchetto di sanzioni, quello adottato giovedì 6 ottobre. Una cosa del genere non era mai accaduta. Siccome il voto è segreto, l’astensione del Belgio si è risaputa solo quando il primo ministro Alexander De Croo l’ha rivelata, seppure in ritardo, ai giornali.

Anche il fatto che De Croo abbia reso pubblica l’astensione del Belgio è significativo. Se l’astensione avesse avuto soltanto lo scopo di mandare un messaggio diplomatico all’Unione europea, il primo ministro sarebbe stato zitto. Invece ha parlato, dando così a quell’astensione una risonanza ben più ampia.

Nemmeno l’Ungheria si è mai astenuta sulle sanzioni alla Russia, pur criticandole pubblicamente e pur minacciando di bloccarle con il veto. A suo tempo, quando l’Ue varò le sanzioni sul petrolio russo, l’Ungheria ottenne di continuare ad importarlo via oleodotto. E poi votò sì, sebbene in cambio di questa concessione.

Anche il Belgio ha ottenuto delle concessioni relative all’ottavo pacchetto di sanzioni: ma non ha votato sì. Il pacchetto comprende infatti il divieto di importare acciaio russo, tuttavia il Belgio potrà acquistare ugualmente, almeno per i prossimi due anni, quello necessario per far funzionare la sua industria siderurgica, così da non lasciare a casa i 1.200 addetti.

Non solo l’acciaio. Anche i diamanti russi. Il Belgio ha ottenuto di escluderli dalle sanzioni per non danneggiare la sua Anversa: è la “città dei diamanti” dove 1.500 aziende portano avanti una plurisecolare storia di commercio e di lavorazione delle gemme.

La garanzia della salvaguardia dei propri interessi non è dunque bastata per indurre il Belgio ad approvare le nuove sanzioni. E non solo. Svelando l’astensione ai giornali, il primo ministro De Croo ha anche riconosciuto l’impatto delle sanzioni stesse sull’economia e sulla società europee: è una cosa che i politici non possono non vedere anche se nessuno di loro lo ammette. Del resto, tempo fa, lo stesso De Croo aveva espressamente citato un fatto noto ma il più possibile taciuto, che discende anch’esso dalle sanzioni alla Russia: in Europa il gas è 10 volte più caro che negli Stati Uniti. De Croo non si era spinto a citare le conseguenze sulle bollette e sulla competitività dell’economia europea rispetto a quella statunitense, questo no: ma l’aveva pur sempre detto.

Anche stavolta De Croo ha usato espressioni felpate a proposito degli effetti sull’Europa delle sanzioni alla Russia. Ma, di nuovo, ha detto ciò che è ovvio e il più possibile taciuto. In traduzione

La domanda è: come possiamo mantenere la solidarietà dei Paesi europei e del nostro popolo per continuare a sostenere l’Ucraina […] Se il costo economico diventa così alto e le persone perderanno il lavoro, diventerà difficile

Sebbene implicitamente, De Croo ha così riconosciuto che sono a rischio anche la tenuta sociale – non solo quella economica – e il consenso alle politiche dell’Unione europea. Gli altri politici, a Bruxelles e nelle capitali europee, prendano nota.

GIULIA BURGAZZI

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