Ora che il mercato globale e la globalizzazione sono andati in pezzi, si prospettano tempi duri per noi italiani, che tutti i giorni mangiamo pane e pasta. I tempi duri sono riassunti nelle cartine relative alle previsioni per il raccolto di grano nel mondo. Crop Monitor, che fa capo al sistema di informazioni del G20, le ha pubblicate ieri, martedì 7. Una è sul web ed è di carattere generale; un’altra – il fondamentale dettaglio relativo a Nord Africa e Medio Oriente – è solo su Twitter.

A prima vista, le due cartine sembrerebbero raccontare una storia vecchia come il mondo: da qualche parte i raccolti di grano si annunciano buoni e da qualche altra parte cattivi. Il quadro comincia ad incupirsi se ci si limita ai Paesi per i quali il grano rappresenta un alimento-base quotidiano e fondamentale. Semplificando brutalmente (cibi a base di grano si mangiano dappertutto), si tratta di Italia ed Europa meridionale, Nord Africa, Medio Oriente: in molti di questi luoghi il raccolto si annuncia scarso o scarsissimo.

Le prospettive si incupiscono ulteriormente tenendo conto di altri due fattori. Primo: la generalità dei Paesi nei quali il grano rappresenta un alimento-base non ne producono abbastanza e occupano i primi posti nella classifica mondiale degli importatori. Questo vale anche per l’Italia. Secondo: il principale esportatore di grano, la Russia, che attende un ottimo raccolto, fatica a venderlo a causa delle sanzioni, tipo l’esclusione dal sistema bancario internazionale SWIFT e il divieto di ingresso delle sue navi nei porti, che mirano ad isolarla dai mercati internazionali.

Dunque, se questa situazione non cambia, la Russia non potrà supplire alle necessità dell’Italia e di tanti altri. L’Ucraina poi, quinto esportatore mondiale, attende cattivi raccolti a causa della guerra con la Russia che si svolge sul suo territorio e ha anch’essa difficoltà ad esportare.

Le cartine di Crop Monitor, innanzitutto. Qui sotto, la cartina generale sulle previsioni del raccolto di grano nei Paesi che più lo coltivano. Ci sarebbe da discutere sull’Italia, dove l’annata si prospetterebbe buona: tuttavia in molte regioni è evidente una grave siccità. Mica per caso a Crop Monitor peccano di ottimismo? Comunque, questa cartina sembrerebbe rispecchiare il “da qualche parte va bene e da qualche parte va male”.

prospettive raccolto grano 2022

Ed ecco qui sotto il dettaglio relativo al Nord Africa e al Medio Oriente. IN alcuni luoghi si prospetta un disastro per il raccolto di grano. Generalmente si tratta di Paesi che devono ricorrere a massicce importazioni anche quando il raccolto è buono. Ora avrebbero più che mai bisogno di acquistare il grano. E come potranno cavarsela, se alla Russia – che pure avrebbe grano da vendere – non può riversare il suo sul mercato?

Secondo il database della FAO, che produce risultati non linkabili, il primo importatore di grano è l’Indonesia: fuori dal contesto geografico analizzato su Twitter da Crop Monitor. Il secondo e il terzo sono Turchia ed Egitto: i loro prevedibilmente buoni raccolti non basteranno.  Poi vengono la Cina e l’Italia, ahinoi, quinto importatore mondiale di grano. A seguire, altri dolori. L’Algeria, messa piuttosto male in quanto a previsioni per il raccolto,  è il sesto importatore. Il Marocco dai campi disastrati, la Siria, l’Iran, l’Iraq – che non nuotano nell’oro – sono tutti grandi importatori di grano o di farina. E così pure, fuori dalla cartina, altri Paesi ancor più poveri come Yemen,  Afghanistan e – in Africa – la Nigeria.

Cosa mangeranno tutte queste persone, cosa mangeremo noi italiani? Fino all’altro ieri ci dicevano che ci sfameranno i mercati. Ora l’Occidente a guida statunitense, attraverso le sanzioni, ha espulso dai mercati il maggior esportatore di grano che attende oltretutto un pingue raccolto. Di conseguenza, i prezzi del grano aumenteranno: gli Stati Uniti, secondo esportatore mondiale secondo il database FAO, si fregano le mani. Ma per causa loro solo i più ricchi potranno comprarsi il pane.

GIULIA BURGAZZI

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