Chi riuscirà a mettere per primo le mani su 40 milioni di tonnellate di grano e di cereali che rappresentano  una delle grandi ricchezze dell’Ucraina? Sono in gara l’Unione Europea e la Russia.

Quest’ultima ha già inviato all’amica Siria navi cariche di grano proveniente dai territori occupati in Ucraina. L’UE invece sta elaborando un piano d’azione per aiutare l’Ucraina a vendere in fretta il suo grano a noi europei, così da consentire agli oligarchi di tirar su dei soldi prima che i russi, avanzando, conquistino i granai insieme ai territori. Il tutto, ovviamente, a nostre spese ed ammantato di solidarietà europea.

L’Ucraina non fa (ancora) parte dell’UE, anche se l’UE la riempie di soldi e di aiuti che la povera Grecia se li è sognati. Quindi non è tenuta a rispettare i limiti UE sui pesticidi e sugli altri veleni usati in agricoltura. Ad esempio, in Ucraina si possono spargere pesticidi dagli aerei: cosa da noi vietatissima. Però, in nome dell’urgenza e della solidarietà, il piano d’azione UE prevede controlli velocizzati e poco più che simbolici alle frontiere. Il solito fateprestismo col quale si fa ingoiare ai popoli di tutto. Letteralmente.

Per il resto, il piano d’azione UE promette in sostanza la nascita di una sorta di piattaforma logistica in grado di mettere in contatto aspiranti esportatori ucraini di grano con i mezzi di trasporto e con la disponibilità di stoccaggi da parte degli operatori negli Stati UE.

Perché non lasciare all’Ucraina il suo grano? Guerra vuol dire fame e il raccolto quest’anno, si prevede, si ridurrà anche del 35%. Ma la motivazione ufficiale dello sgombero del grano ucraino sta nella necessità di far spazio per l’ormai imminente raccolto. Infatti guerra vuole anche dire profitto, ed essa ha provocato un ulteriore rincaro del grano e dei generi alimentari. I granai ricolmi dell’Ucraina sono autentico grasso che cola.

Da quel che si capisce, la piattaforma per portar via il grano dall’Ucraina sarà gratuita, cioè pagata con i nostri soldi. Nel piano UE inoltre non si trova traccia di un prezzo, diciamo, calmierato per l’acquisto del grano ucraino. Eppure sarebbe in qualche modo dovuto da parte dell’Ucraina, dopo tutti i favori che riceve, e sarebbe anche un sollievo per le famiglie UE, alle prese con inflazione e rincari. Invece noi pagheremo caro e pagheremo tutto.

Russia ed Ucraina sono fra i principali esportatori di grano. La Russia è prima nella classifica mondiale; l’Ucraina è quinta. Non per nulla un effetto collaterale del conflitto è l’incombere di una crisi alimentare. Il grano dell’Ucraina veniva quasi tutto spedito all’estero a partire dai porti sul Mar Nero. Ora essi o sono caduti nelle mani dei russi, o sono bloccati dai russi come quello di Odessa.

Il piano d’azione UE mira ad aprire per il grano una strada via terra. L’invio è infatti attualmente problematico. I vagoni ferroviari dell’Ucraina hanno uno scartamento diverso da quello dei Paesi europei: significa che, al confine, bisogna scaricare e poi caricare di nuovo. E poi le frontiere fra Ucraina ed UE sono intasate: il tempo di attesa varia dai 16 ai 30 giorni, constata il piano d’azione UE pur senza chiarire le cause. Vale anche per il grano in uscita, e non solo per le auto di lusso che gli oligarchi importano a migliaia e migliaia in Ucraina approfittando di esenzioni e agevolazioni legate alla guerra.

GIULIA BURGAZZI

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