Con il pretesto della guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia è in corso la demolizione dell’economia europea ed italiana. Negli ultimissimi giorni, tre politici europei hanno parlato di scarsità, sacrifici, tempi duri davanti a noi. Dureranno per cinque o dieci anni, ha annunciato il primo ministro belga Alexander De Croo.

Quasi contemporaneamente, il presidente francese Emmanuel Macron ha recitato il requiem per l’Europa (e l’Italia) come l’abbiamo sempre conosciuta. E’ finita l’era dell’abbondanza, ha affermato papale papale. Il capo della diplomazia UE, Josep Borrell, ha rincarato la dose: gli europei sono stanchi e riluttanti, ma dovranno resistere e sopportare le conseguenze della guerra.

Le conseguenze della guerra sono le sanzioni alla Russia, cioè il divieto (o la difficoltà, nel caso del gas) di importare le materie prime e l’energia che da decenni alimentano l’economia europea. Ce l’hanno chiesto gli Stati Uniti; l’Unione Europea e i Governi hanno detto di sì.

L’eccezione è l’Ungheria di Orbàn che, attenta agli interessi nazionali e dei suoi cittadini, vuole acquistare altro gas dalla Russia e martedì 23 ha spedito a Mosca un ministro per discutere di energia. Non avranno freddo, quest’inverno, gli ungheresi.

Il nerbo del blocco cosiddetto occidentale – gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia – è costituito da Paesi ben provvisti di energia e di materie prime. Non avranno di tutto, ma hanno molto. Non devono pensare, loro, ad un inevitabile razionamento del gas. L’Europa e l’Italia, sì, dovranno farlo: povere di risorse naturali, hanno un’economia orientata prevalentemente verso la trasformazione. Importavano dalla Russia molto di ciò che non avevano.

In questa situazione, è notevole il fatto che i leader europei e italiani non tentino nemmeno di difendere i cittadini e l’economia. In Italia tutti zitti, c’è campagna elettorale: vuoi mai la gente cacci a pedate i partiti che ci hanno messo in questa situazione. Ma chi ha il coraggio di parlare – i De Croo, i Borrell, i Macron – parla di sacrifici, di lunghe difficoltà, di fine dell’abbondanza: non del modo di uscirne.

Dunque i politici sono ben consapevoli della situazione in cui l’Europa si trova a causa delle sanzioni alla Russia, ma non muovono un dito. Non fanno nulla per smarcarsi dalle sanzioni in un soprassalto di buonsenso e di realpolitik, come la chiamerebbero i tedeschi.

Non cercano nemmeno di contenere i danni intervenendo se non altro sul prezzo dell’energia, già insopportabile e destinato ancora a salire: in Italia ad ottobre le bollette del gas saranno più che raddoppiate. Visto che i politici lasciano fare al mercato, i prezzi dell’energia diminuiranno solo se diminuirà la domanda: se le bollette inarrivabili costringeranno la gente a tenere le case fredde e se altre fabbriche dovranno chiudere, con ulteriore depressione di un’economia già depressa.

E’ la fine dell’abbondanza, appunto, per usare le parole di Macron. A questo consapevolmente ci portano. Rimane una domanda: perché? Perché i politici europei demoliscono economicamente il continente e i suoi cittadini?

La risposta é che ci immolano sull’altare degli interessi atlantici, cioè statunitensi. Russia o non Russia, Ucraina o non Ucraina, la fine dell’abbondanza e la distruzione economica dell’Europa dovuta alle sanzioni non potrà che avere due effetti. Il primo, un concorrente commerciale in meno per gli Stati Uniti. Il secondo, l’accresciuto arrivo di energia e materie prime Made in USA nel mercato europeo. Costosissime, ma per mancanza di fornitori alternativi non si potrà nemmeno discutere il prezzo.

GIULIA BURGAZZI

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