L’immane secca del Po e i guai atomici della Francia siano un utile monito per i potenziali elettori del centrodestra, che sta inserendo nel suo programma il ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Ricordate quando Berlusconi voleva costruire centrali nucleari lungo il Po? Ebbene, le attuali vicende francesi dimostrano che l’abbiamo scampata bella.

Per produrre energia nucleare è necessaria un’abbondantissima disponibilità di acqua. Serve per il vapore delle turbine e per raffreddare i reattori. Viene usata  e poi in grandissima parte restituita ai fiumi, ma più calda.

E’ di origine nucleare circa il 70% dell’energia elettrica prodotta in Francia. Ma ora la Francia (come l’Italia settentrionale) è alle prese con ripetute ondate di caldo e con una siccità eccezionale che rinsecchisce i fiumi.

Già in maggio la Francia ha dovuto cominciare a ridurre la produzione di energia nucleare. Da quel momento, la scarsità di acqua e l’alta temperatura dei fiumi ha costretto un numero crescente di impianti a fermarsi o a funzionare a passo ridotto: proprio ora, che a causa del caldo e dei condizionatori accesi la domanda di energia elettrica è più alta.

Cinque centrali nucleari rimaste in funzione operano in deroga. Sono impianti indispensabili per la stabilità della rete elettrica nazionale e possono superare i limiti abituali stabiliti per la temperatura dell’acqua. Sai che bello, per gli ecosistemi fluviali, se la poca acqua viene ulteriormente riscaldata…

Il caldo e la necessità di non scaldare ulteriormente i fiumi hanno messo in difficoltà la produzione nucleare francese anche nel 2003, 2005, 2015… Gli stessi anni in cui ha patito il caldo l’Italia settentrionale nella quale scorre il Po, che è il maggior fiume italiano.

Ora il Po, come i fiumi francesi, soffre non solo per il caldo ma anche a causa della siccità. Tuttavia per il nucleare serve acqua, e che sia fresca. Non a caso si trova lungo il Po anche il relitto della centrale nucleare di Caorso, spenta dopo il referendum 1987. Fu il primo dei due referendum con i quali l’Italia disse no al nucleare. L’altro fu nel 2011, insieme al disatteso referendum sull’acqua pubblica.

Ora punge vaghezza di disattendere anche il no al nucleare. Ebbene, si consideri la portata abituale dei grandi fiumi francesi lungo i quali si trovano le centrali nucleari ora in difficoltà per la scarsità e l’alta temperatura dell’acqua. Si consideri che alla foce del Po, loro accaldato fratello minore, prima dei temporali dei giorni scorsi arrivavano appena 100 metri cubi di acqua al secondo:  come un torrente.

I reattori nucleari vanno raffreddati, sebbene con minore intensità, anche quando sono spenti. L’Italia è stata molto fortunata a non trovarsi nella necessità di raffreddare reattori nucleari con un fiume ridotto a torrente. Qualcuno vuole mettere alla prova la sorte negli anni a venire?

GIULIA BURGAZZI

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