Il referendum si celebrò l’11 giugno anche allora. Nel 2011 gli italiani si espressero a favore dell’acqua pubblica. A fine maggio il Governo Draghi e la sua plebiscitaria maggioranza hanno ribadito attraverso il Ddl Concorrenza che l’acqua può tranquillamente andare in mani private.

Fanno parte della maggioranza di Draghi anche il PD e il M5S, che ora hanno detto sì al Ddl Concorrenza ma che nel 2011 appoggiarono l’acqua pubblica. E dunque, esprimere il voto serve davvero? E’ la domanda sottintesa al fatto che soltanto due gatti – due, e neanche quattro – sono andati a votare ieri, domenica 11 giugno 2022, per i referendum sulla giustizia.

Il referendum 2011 per l’acqua pubblica fu indetto a seguito di una raccolta firme nata da una massiccia mobilitazione popolare. Oltre all’acqua, riguardava i servizi pubblici di rilevanza economica, come i trasporti e lo smaltimento rifiuti. Un quorum faticosamente ma ampiamente raggiunto e un plebiscito di “Sì” comunicarono ai palazzi del potere che gli italiani volevano eliminare la possibilità di trarre profitto dall’acqua e dagli altri servizi pubblici di rilevanza economica.

Questa volontà espressa dagli elettori non è mai diventata legge e lunedì 30 maggio l’approvazione del Ddl Concorrenza ha recitato su di essa l’ennesimo Requiem.

Nel 2011, durante la campagna elettorale a favore del “Sì” per l’acqua pubblica si distinsero il PD, allora all’opposizione del Governo Berlusconi IV, ed il Movimento 5 Stelle, che non era ancora rappresentato in Parlamento.

Il M5S ed il PD ora sostengono il Governo Draghi, che ha fortemente voluto la celere approvazione del Ddl Concorrenza, relativo a concessioni balneari e non solo. Il Ddl Concorrenza riguarda anche i servizi pubblici locali di rilevanza economica, come l’acqua. Ecco che cosa ne fa, attraverso le parole del relatori del provvedimento (Collina e Ripamonti) contenute nel lungo verbale relativo all’approvazione in Senato, avvenuta lunedì 30 maggio:

Il comma l [dell’articolo 8], nello specifico, delega il Governo ad adottare […] uno o più decreti legislativi […] di riordino della materia dei servizi pubblici locali di rilevanza economica […] Si evidenzia altresì che, rispetto al testo presentato dal Governo, nel testo licenziato in sede referente è venuta meno la previsione[…] che poneva l’obbligo in capo all’ente locale che ritenesse di optare per il richiamato affidamento in house di trasmettere tempestivamente tale decisione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato

Traduzione. L’acqua non è obbligatoriamente pubblica e può tranquillamente essere fonte di profitto provato. Il Parlamento ha delegato il Governo a normare il settore dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, come l’acqua e non solo. Il Parlamento ha ottenuto che gli enti locali intenzionati a non ricorrere al mercato e a gestire in proprio l’acqua e-o altri servizi non siano obbligati a comunicarlo all’Antitrust.

Se si vuole mantenere pubblica l’acqua, non c’è bisogno di dirlo in anticipo all’Antitrust. Questo di cotanta speme oggi ci resta, come diceva il poeta. Questo ci resta del referendum 2011 sull’acqua pubblica.

Attraverso l’approvazione del Ddl Concorrenza, PD, M5S e tutti gli altri hanno preso le schede con le quali gli italiani nel 2011 espressero la volontà di non assoggettare l’acqua agli interessi economici e le hanno appese al chiodino situato accanto al candido trono che costituisce il luogo più intimo di tutte le case. E dunque se con l’acqua pubblica ci hanno presi per il naso (ma si potrebbe chiamare in causa anche un’altra parte del corpo umano), non c’è bisogno di domandarsi perché diminuisce il numero di quanti vanno a votare, per i referendum sulla giustizia e non solo.

Volevano uccidere la speranza di un cambiamento nata dal voto e dalla mobilitazione popolare grazie alla quale fu indetto il referendum 2011? Volevano seminare la disaffezione generalizzata alla politica, così che un solido manipolo di truppe cammellate diventasse in grado, da solo, di determinare i risultati elettorali segnati dall’astensionismo marcato e di mantenere contemporaneamente in piedi la forma della democrazia parlamentare? Ebbene: la vicenda dell’acqua pubblica dimostra che ci sono riusciti alla perfezione.

GIULIA BURGAZZI

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