Siccome le disgrazie non vengono mai da sole, alla guerra e a tutto quello che l’ha preceduta se n’è aggiunta un’altra. La grave siccità. Non c’è acqua, soprattutto al Nord. Una situazione così, non la si vedeva da molti decenni. Già dieci giorni fa la portata del Po era la più bassa, per la stagione, dal 1991: e i fiumi continuano giorno dopo giorno a dimagrire.

Ora l’acqua servirebbe più dell’oro per i raccolti e  per produrre energia idroelettrica: infatti è diventato difficile importare sia le derrate alimentari (l’Italia è un grande importatore netto di cereali e granaglie) sia l’energia. Però su gran parte dell’Italia non piove da tre mesi e non c’è nemmeno neve sulle montagne.

I fiumi sono drammaticamente in secca proprio nella stagione il cui dovrebbero gonfiarsi per le piogge e per la fusione della neve. Invece di indossare l’abito verde della primavera, la terra rimane ostinatamente brulla: non riesce a crescere neanche l’erba. I bacini artificiali per la produzione di energia idroelettrica sono semivuoti. Alcune centrali idroelettriche si sono già fermate, altre hanno ridotto ai minimi termini la produzione.

Pioverà, almeno? Un asciuttissimo marzo sta ormai finendo; il proverbio recita: aprile, ogni giorno un barile. Ma stavolta pare di no. Le previsioni per i prossimi mesi di Copernicus, il servizio meteo e clima dell’Unione Europea, coprono gran parte dell’Italia di giallo: il colore delle piogge inferiori alla media.

La cartina qui sotto mostra la situazione attesa da aprile a giugno compresi. Chi volesse dare un’occhiata ai mesi successivi troverebbe ancora più giallo sull’Italia. Per consolazione, più le previsioni sono lontane, meno sono precise.

previsioni stagionali copernicus siccità

I fiumi del Nord hanno tremendamente sete. La portata del Po è inferiore del 55% (a Piacenza, del 66%) rispetto a quella normale per la stagione. Nel maggiore fiume italiano manca qualcosa come 100 milioni di metri cubi d’acqua. La portata dei fiumi piemontesi è inferiore alla media stagionale anche del 75%.

Sono messi molto, molto male i laghi e i fiumi lombardi nonché i fiumi del Veneto e dell’Emilia Romagna: in vari casi la portata è dimezzata. Paradossalmente, la situazione dei fiumi è meno grave nell’Italia centrale, mentre le riserve idriche sono migliori del solito in Sicilia, Puglia, Basilicata.

La siccità al Nord minaccia un terzo della produzione alimentare italiana. Non riescono a crescere né il grano né il foraggio per il bestiame. E fra poco sarà ora di seminare il mais, che ha un gran bisogno di acqua…

La campagna non è l’unica a piangere. C’è la questione dell’energia idroelettrica, che copre il 17,6% della produzione nazionale di energia elettrica. Per produrla, è necessaria l’acqua negli invasi in montagna. Ma l’acqua quest’anno non c’è. Assoidroelettrica, l’associazione dei produttori, ha scritto al Presidente del Consiglio chiedendo che si proclami lo stato di calamità. Non riempirebbe i bacini idrici, ma consentirebbe almeno agli operatori di sospendere i pagamenti di mutui, leasing e canoni.

GIULIA BURGAZZI

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