Forse chi ha un bambino in età pre-scolare ha sentito questo nome: Huggy Wuggy. Si tratta di un pupazzo e il nome evoca la cosa più bella che ci è stata negata da governi paranoici in tempo di pandemia: gli abbracci. Eppure si tratta ancora una volta di un tassello del lato oscuro di YouTube che pare aver come bersaglio i bambini.

Huggy Wuggy è un pupazzo mostruoso di colore blu con denti aguzzi che gli conferiscono un aspetto minaccioso. E canta una sinistra canzoncina che più o meno fa così: I denti aguzzi ti lasciano sanguinante (Sharp teeth leave you bloody) Non chiamarmi mai brutto (Don’t you ever call me ugly) Abbracciami finché non muori (Hug me ’til you die).

Huggy Wuggy pare quindi uscito da un film di Dario Argento o da un romanzo di Stephen King. E infatti è stato ideato per il videogioco horror Poppy Playtime dove funge da jump scare. Il videogioco è classificato come adatto ai maggiori di tredici anni, ma diversi youtuber per bambini come i “Me contro te” hanno sdoganato il pupazzo horror.

Il caso di Huggy Wuggy ne ricorda da vicino un altro: quello di Jonathan Galindo altro pupazzo inquietante protagonista di un gioco che secondo alcuni spingeva i bambini al suicidio. Altri ritengono quella del suicidio indotto una leggenda urbana dettata dalla paranoia di genitori apprensivi, sta di fatto che anche Jonathan Galindo è una versione horror di Pippo di Walt Disney, con quella mescolanza tra innocente e inquietante degna appunto di un Dario Argento o uno Stephen King.

Tornando ad Huggy Wuggy, il diabolico pupazzo blu pare un grande affare. Secondo diverse analisi tra cui una pubblicata su Forbes Huggy Wuggy spopola tra i bambini e molti già fiutano l’affare. E infatti sui vari annunci di Google cominciano ad apparire peluche di Huggy Wuggy e simili.

Uno si chiede: ma perché? Cosa vogliono inculcare ai bambini? Chi ha la mia età ricorda le paranoie dei suoi genitori sui “violenti” robottoni giapponesi, molto più adulti dei cartoni dei vari Hanna e Barbera o Looney Tunes. Eppure se oggi qualcuno si prende la briga di riguardarsi Goldrake o Mazinga non può non notare che il messaggio di fondo è positivo: il mostro viene distrutto, il Bene vince.

Qui pare esserci un’educazione al male cercata. I bambini sono attratti per natura dal mostruoso, ma hanno anche bisogno di essere rassicurati: il drago viene poi ucciso dal cavaliere. Qui stanno arrivando all’educazione al malefico.

La cosa non può certo lasciarci tranquilli

ANDREA SARTORI

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